L’ovazione dei fan: "Non toccate il pm"

Il magistrato: "Sono sereno e determinato, pronto a lavorare alacremente"

Roma - Al «processo» al Csm lui ha voluto essere presente. Luigi De Magistris si è presentato di buon’ora a palazzo de’ Marescialli, accompagnato dal suo difensore. Qualcuno dice di aver visto anche la moglie del pm di Catanzaro.

L’altro magistrato sotto accusa, Mariano Lombardi, capo della Procura e suo antagonista, ha invece inviato un certificato medico e lo rappresenta, naturalmente, il difensore.

Poco dopo le 9,30 comincia la riunione nell’aula Bachelet. De Magistris siede accanto al suo «avvocato», Alessandro Criscuolo. Silenzioso e teso, lo descrivono. I sei membri della sezione disciplinare, presieduta dal numero due del Csm Nicola Mancino, dopo un confronto preliminare con il Pg della Cassazione e i due difensori, si riuniscono in Camera di Consiglio per un’ora e mezza. Solo quando viene comunicato il rinvio della decisione e la riunione si scioglie, De Magistris si alza e va a salutare uno per uno i membri del «tribunale delle toghe», che dovrà giudicarlo, prima di andarsene.

Scoppia un applauso frenetico quando il pm si affaccia al portone su piazza della Repubblica. Fuori a palazzo de’ Marescialli c’è il sit-in dei suoi sostenitori venuti da Catanzaro. Sugli striscioni è scritto in nero: «Legalità e giustizia: non toccate De Magistris», oppure in verde: «Calabria protagonista ora o mai più».

I cronisti accerchiano De Magistris, per strappargli un commento, fanno domande. Lui non sorride, ma la tensione è scomparsa dal suo viso. «Sono determinato e sereno - dice, con sicurezza -. Parlerò il 17 dicembre e riprenderò a lavorare alacremente». Calca su quell’ultima parola, alacremente. Ed è come se avesse detto che accetta la sfida e ce la metterà tutta, in questi due mesi e mezzo, per portare più avanti possibile le sue inchieste scomode. Senza guardare in faccia nessuno.

Gli chiedono se lo slittamento dei termini non comporti più l’urgenza del provvedimento di trasferimento, ma il magistrato svicola, pregando di farlo passare, di liberarlo dalla morsa dei giornalisti: «Non sono valutazioni che devo fare io», taglia corto.

Il comitato di solidarietà che si è radunato nei giardinetti al centro della piazza è costituito soprattutto da studenti. Solo una trentina, ma cercano di fare più chiasso possibile. C’è Aldo Pecora, leader del movimento che ha raccolto negli ultimi giorni 90mila firme per impedire il trasferimento del pm calabrese, con la benedizione di Beppe Grillo. C’è l’autore del libro La società sparente, Emiliano Morrone. C’è Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe ucciso dalla mafia, che ha anche partecipato alla polemica trasmissione di Michele Santoro, Annozero. Ci sono alcuni giovani del gruppo dei «Ragazzi di Locri», che si batte contro la ’ndrangheta in Calabria. E, non poco eterogenei, ci sono 2 o 3 rappresentanti dell’Italia dei Valori, con la loro bandiera di partito. Il sit-in, più tardi, si sposta a piazza Esedra per continuare a manifestare e gridare in difesa di De Magistris. Al centro c’è sempre lo striscione: «E adesso trasferiteci tutti». Con il tutti scritto in rosso, come il sangue.