L’étoile che sconfisse il Parkinson

Ventidue anni fa i primi sintomi. Stava mangiando un piatto di spaghetti quando ha avvertito un disturbo. Pranzava come sempre con il marito e il bambino Lucilla, «ma quel giorno per la prima volta mi sono accorta di non riuscire ad avvolgere bene la pasta intorno alla forchetta». Ricorda ancora, Lucilla Bossi, allora ballerina alla Scala. Era il Parkinson.
Prima gli spaghetti, poi le chiavi «ma io ho continuato a fare lo struzzo e quando nel 1988 mi hanno fatto la prima diagnosi ventilata, ho fatto finta di niente e non ho mai assunto il farmaco che mi avevano prescritto». Ci sono voluti cinque anni prima che decidesse di sottoporsi a una cura.
Nel 1997, la svolta. Un chirurgo di Zurigo le inserisce due pace maker con due elettrodi nel sub talamo e una batteria sotto la clavicola capace di lanciare impulsi al cervello. «È cambiato tutto». Oggi, Lucilla Bossi ha una fondazione per aiutare i malati di Parkinson.