L’Ucraina «chiama» i capitali stranieri

Forte della recente promozione incassata da Moody’s sul debito sovrano, l’Ucraina ha ora una carta in più da giocare per attrarre capitali stranieri. Il processo di cambiamento impresso dal neo presidente Viktor Yanukovich non riguarda tuttavia solo il risanamento dei conti pubblici, ma investe soprattutto il sistema giudiziario, sottoposto a cambiamenti radicali. Con due macro-finalità: garantire democrazia e libertà di circolazione di persone e denaro.
La nuova impalcatura normativa, che ha tenuto conto dei suggerimenti della Commissione veneziana sulla verifica del diritto costituzionale e giudiziario degli Stati dell’Ue, è considerata uno snodo essenziale per cancellare la pessima fama che l’ex Paese sovietico si è costruito sia a causa della scarsa tutela dei diritti degli investitori (109° posto nella classifica di Transparency International), sia per la facilità di corruzione delle autorità statali (146° posto). Ciò spiega anche la 142esima posizione (su 183) nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di fare affari.
Kiev vuol dunque voltare pagina. Anzi, già lo sta facendo. E la storia dell’italiana Bioland, un’azienda agricola facente capo all’imprenditore Fulvio Ventorino, è emblematica dell’abbandono del vecchio sistema in cui l’opacità delle regole schermava pratiche truffaldine. Dal 2007 Bioland è presente sul territorio ucraiano, con l’obiettivo di estrarre olio per la produzione di biocarburante dai semi di colza. L’azienda dà lavoro a 600 persone e ha investito nel Paese oltre 60 milioni di euro. Nel 2009, la società decide di acquistare un immobile per stoccare cereali. Cominciano i guai. L’edificio risulta non conforme ai requisiti prospettati all’atto della vendita, e Bioland interrompe i pagamenti. A quel punto, interviene la magistratura ucraina con una decisione pesantissima: sequestro dei beni dell’azienda, e richiesta di bancarotta. Bioland non si dà per vinta, rivolgendosi direttamente al nuovo presidente Janukovich. La richiesta ha successo: si mette in moto la macchina della procura generale diretta da Kolesnichenko, e del caso si interessa anche il capo del Comitato parlamentare per le questioni giudiziarie, Kivalov. Viene così scoperto un quadro di illegalità in cui sono coinvolti imprenditori, burocrati e giudici, il cui scopo era quello di portare a termine un’operazione di raider ai danni degli italiani. La sentenza di bancarotta è stata annullata. Una storia a lieto fine anche per Kiev, che può ora mostrare di aver cancellato un passato poco onorevole.