L’Udc adesso ascolti i suoi elettori

(...) Fra tutti gli incontri degli ultimi giorni, ce n’è uno che mi ha dato una soddisfazione particolare. Ed è stato quello di sabato scorso a Recco sulla Finanziaria del governo Prodi. Oddio, non perché abbiamo detto chissà cosa. Che questa Finanziaria faccia schifo e che ci scippi i risparmi dai portafogli per alimentare nuovi sprechi e clientele è talmente sotto gli occhi di tutti, che non c’è bisogno di qualcuno che ce lo ripeta ulteriormente. L’ho già detto e lo ribadisco: da settimane e settimane non riesco a trovare un genovese o un ligure (politici esclusi, ovviamente, ma non valgono) che ammetta pubblicamente di aver votato per questo governo. Anzi, per essere più corretto, un paio li ho trovati, ma hanno fatto immediatamente mea culpa, spiegando che se ne pentivano e se ne dolevano con tutto il cuore. E che, in fondo, aveva un po’ ragione il Berlusca quando li ha definiti preventivamente «coglioni». Personalmente, non amo la volgarità mai, nemmeno se è griffata dal Cavaliere. Ma, vedendo come è andata a finire, occorre dargli atto che aveva ragione anche questa volta. L’unico termine tecnico per definire chi decide di farsi male da solo è «masochista». In un linguaggio più diretto: «coglione».
Recco, dicevo: il bello del convegno è che sui manifesti c’erano i simboli di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord. E che i rappresentanti dei tre partiti della Casa - l’azzurro Gigi Grillo, il coordinatore regionale di An Eugenio Minasso e il senatore leghista Michelino Davico - ciascuno a modo suo e ciascuno con il suo stile, hanno portato mattoni all’edificazione di un salutare bunker antiProdi. Un bell’esempio di come si possa marciare uniti per colpire uniti.
Piccolo particolare: non c’era il simbolo dell’Udc. Ecco, io penso che quel simbolo debba tornare presto sui manifesti, lasciando perdere tatticismi e inciuci vari di cui è protagonista, spesso e volentieri anche in Regione Liguria, il partito di Casini. Così come è stato protagonista di scelte sbagliate e, a volte suicide, in tante amministrazioni locali, soprattutto nel Tigullio.
Ma non si può buttare il bambino con l’acqua sporca. E del bimbo Udc, la Casa ha comunque bisogno. Occorre quindi ripartire dall’appello a rispettare le alleanze con il centrodestra del coordinatore cittadino Umberto Calcagno. Così come potrebbe segnare una nuova epoca, il ventilato ingresso nell’Udc dei consiglieri regionali del gruppo misto Nicola Abbundo e della lista Biasotti Matteo Marcenaro, che potrebbero arginare i fantasismi sulle fasce politiche del consigliere Broglia. Per un semplice motivo: i due hanno cambiato appartamento. Ma dalla Casa non sono mai usciti. Come non usciranno mai i moderati veri, che sono anche gli elettori dell’Udc. Indipendentemente dai loro vertici.