L’Udc apre al Senatùr: giusto boicottare nel rispetto della legge

Buttiglione: sì alla protesta sulle lotterie, no a quella sul canone Rai. Cicchitto: la gente è esasperata dal fisco

da Roma

Colpo dopo colpo, la strategia delle provocazioni estive di Umberto Bossi continua a conquistare il centro della scena. E nell’agone politico scatta, inevitabile, la consueta raffica di commenti, critiche, distinguo, strumentalizzazioni e prese di distanza. Lo schema è quello prevedibile, con il centrosinistra impegnato in una offensiva finalizzata a «schiacciare» sulle estreme la coalizione di centrodestra, in modo da omologare Forza Italia e An alle parole d’ordine leghiste. E i partiti dell’opposizione decisi o a distinguersi dalla strategia bossiana, come fa l’Udc, o a ricondurre gli affondi di Bossi alla loro natura di «staffilate identitarie».
Il copione, insomma, sembra già scritto, anche di fronte alla proposta leghista di uno «sciopero delle lotterie». Ma in realtà una voce fuori dal coro c’è. È quella di Rocco Buttiglione che, a sorpresa, saluta con favore l’offensiva di Bossi, nella parte che lui considera rispettosa delle normative. «Bene lo sciopero del Lotto, no alla protesta sul canone Rai, sarebbe una violazione di legge», dice il presidente dell’Udc, deviando dallo spartito finora interpretato da Via Due Macelli. «Lo sciopero del Lotto - spiega Buttiglione - mi piace, non viola nessuna legge. Anzi, spinge i cittadini a sfuggire al vizio del gioco che provoca tanti danni alle famiglie. Purtroppo credo che i giocatori non smetteranno perché lo chiede la Lega, ma ci sono buone ragioni per farlo. Diverso - conclude - il discorso per la protesta sul canone Rai, che prevede inevitabilmente una violazione di legge».
Resta più sulle generali - anche perché viene intervistato da un settimanale, «Chi», e non commenta la stretta attualità - Pier Ferdinando Casini. «Se l’opposizione si fa sentire con i toni di Umberto Bossi, con quel suo recente appello alle armi, siamo fritti. Su questa linea non siamo affatto vincenti e rischiamo di lasciare ancora per lungo tempo gli italiani nelle braccia di Romano Prodi», dice il leader dell’Udc che annuncia anche di essere dimagrito dieci chili: «Se uno vuol fare il partito dei moderati - è il commento di Casini - non può essere smodato in nulla, nemmeno a tavola». Toni soft vengono scelti anche da un altro centrista, il senatore Mario Baccini. «Le parole di Bossi sono fucilate ad acqua. Il vero problema è che partiti del governo scendono in piazza contro il governo stesso e non fanno le grandi opere pubbliche come la Tav. Così uccidono il Paese». Per Forza Italia è Fabrizio Cicchitto a intervenire. Lo fa con una dichiarazione che getta acqua sul fuoco sull’incendio dell’indignazione unionista. «Bossi ha chiarito quello che intendeva dire per cui ci sembra che ci troviamo di fronte a pure esercitazioni strumentali», sostiene il vicecoordinatore azzurro. «L’unica cosa veramente drammatica - continua - è la reazione della gente, senza sigle di partiti, contro una pressione fiscale che strangola imprenditori, lavoratori e famiglie. Di questa situazione si sta rendendo conto anche una parte del centrosinistra. Padoa-Schioppa oggi parla di una prossima Finanziaria di tregua fiscale ma non è credibile perché non spiega come troverà le risorse pari a circa 25mld che occorrono al governo Prodi». Per Alleanza nazionale è Maurizio Gasparri a commentare, sposando, sia pure a determinate condizioni, le provocazioni leghiste. «Lo sciopero del canone Rai andrebbe fatto se i Tg continuassero a essere così sdraiati sul governo, su Prodi e su Veltroni, e soprattutto se venisse rimosso Angelo Petroni dal Cda», dice l’ex ministro delle Comunicazioni che condivide l’ipotesi lanciata dalla Lega, non tanto per protestare contro la politica fiscale del governo ma perché «è in ballo la democrazia italiana».
Toni del tutto diversi vengono adottati nell’Unione, con il ministro della Difesa, Arturo Parisi, che invita a non sottovalutare il pericolo leghista. «Bossi ne dice una al giorno e i giornali si sono divertiti a suggerirci di non prenderlo sul serio. Ma io credo che il Paese non può permettersi di non prendere sul serio una forza politica con cui si dovrebbe avere un dialogo». Decisa la replica del leghista Roberto Maroni. «Gli italiani sono esasperati: lo Stato parte dal presupposto che ogni cittadino sia delinquente ed evasore. A non poterne più non sono solo i padani, ma tutti, indistintamente».