L’Udc detta al Pdl le condizioni per un accordo

Sì, la moschea mi fa paura. Anzi, questa moschea di Genova mi fa paura. Ovunque. E per tanti motivi, primo tra tutti quello politico. Intanto perché per la sindaco è evidentemente il più urgente dei problemi della città, tanto da essere l’unico fino a questo momento affrontato. Delle due l’una, o l’amministrazione non vede gli altri problemi, oppure usa la moschea per distogliere la nostra attenzione dal resto. E non so cosa sia peggio, scelga pure Marta Vincenzi.
Secondo aspetto. Non c’entra il Lagaccio o Coronata, l’Acquasola o Albaro. Se la moschea non è un problema, se non deve essere un problema, se è come una qualsiasi chiesa, perché allora la sindaco non l’ha lasciata a Cornigliano? Perché non la fa in porto, come lei stessa e non altri avevano ipotizzato la scorsa estate? Forse perché, sono parole sue, le riderebbero dietro tutti? Cioè, Genova si erge a paladina internazionale di tutti i diritti, si autoconcede il Nobel per la pace ad honorem, si lava la bocca di essere più tollerante dell’Onu, e poi butta a mare, anzi in collina, il diritto dei musulmani a farsi la moschea dove avevano scelto di farla solo perché qualcuno potrebbe buttarla in ridere. Roba che Ponzio Pilato meriterebbe la presidenza del Csm. Tutto perché non si ha il coraggio di dire la verità, di dire quello che realmente si pensa. Che la moschea è un problema. E che bisogna trovare eventualmente il luogo dove ne potrebbe creare meno. Non a caso, girando di qua e di là per Genova, è finita al Lagaccio. Al posto della promessa bocciofila. Lì, spiega il sindaco, ci abita meno gente (quindi anche pochi voti da perdere). Ah beh, allora rifiliamogli la moschea, così imparano a voler fare gli eremiti. (...)