L’Udc: «Per le elezioni restiamo in Casa»

(...) E c’è un prima e un dopo Palermo. Prima esistevano i «lealisti», fedeli alla Casa. Dopo i lealisti non esistono più, perché stanno un po’ a vedere che succede. A tutti basta che il leader abbia riconosciuto che l’Udc giammai andrà a sinistra, e che l’area in cui si riconosce resta quella del centrodestra. Certo, meglio sarebbe parlar solo di centro, ma vabbè, lavorando lavorando vedrete che ci si arriverà, “basterà” cambiare la legge elettorale, tornando al proporzionale e liberandosi finalmente del maggioritario naturalmente, ma niente paura, qui nessuno vuol tornare all’ingovernabilità, la via da seguire è quella del sistema tedesco, con una soglia di sbarramento abbastanza alta da evitare la frammentazione in Parlamento.
Quanto alla messa in discussione della leadership di Silvio Berlusconi nessuno si scandalizza, «è un diritto per ogni partito rivendicarla» dicono Sergio Cattozzo e Umberto Calcagno il coordinatore genovese, «è evidente che Casini vuole candidarsi quale traino del centrodestra» la dice più chiara Matteo Marcenaro, new entry del gruppo in Regione, «sarebbe una mossa vincente, perché Casini avrebbe la capacità di attrarre gli elettori moderati della Margherita delusi dal partito democratico con i Ds» si spinge oltre Paolo Repetto il capogruppo in Comune. E il progetto in cui credono gli uomini dell’Udc è proprio questo, avverte Gianmaria Gambaro che fa il consigliere nella Circoscrizione Medio Levante: «Dobbiamo cogliere nel prato della Margherita, e il solo modo per farlo è differenziarsi dal resto della Casa». Perché, spiegano tutti, c’è una grossa fetta di elettori che vota Margherita, Udeur o Italia dei Valori anche se trattasi di partiti alleati con la sinistra più estrema «solo perché non vogliono votare Berlusconi», come annota Marcenaro.
E insomma tutti lo criticano ma con tutti pare di sentir parlare Fabio Broglia, capogruppo in Regione e coordinatore provinciale. E infatti lui gongola: «Mi attaccavano quando votavo con l’Unione perché pensavano volessi fornire una stampella alla giunta Burlando, ma non è così. I miei erano solo segnali per sottolineare che un’altra opposizione è possibile». Lui, Broglia, vede un futuro con sistema elettorale alla tedesca, e due partiti moderati a «scambiarsi il potere in base a come hanno governato nel quinquennio»: di qua un grande partito cattolico-liberale, di là un grande partito socialdemocratico, dai quali saranno escluse le frange più estreme, Lega Nord e lista Mussolini da una parte, Rifondazione comunista e Comunisti italiani dall’altra. Del resto: «Noi che cosa abbiamo a che fare con la Lega? E la Margherita con il Pdci?» domanda Repetto.
Dalle parole ai fatti però la via è lunga. E infatti in vista delle prossime amministrative tutto resta com’è, che nessuno si sogna di puntare su una corsa solitaria. «Da soli si va per funghi, non si fa politica» avverte Cattozzo; «di andar da soli non se ne parla proprio» fa eco Gambaro; «non esiste alcuna condizione che ci possa mettere nella situazione di andare da soli» sottolinea anche Repetto. Certo, «valuteremo il programma» dice Broglia, e «valuteremo il candidato» aggiungono Calcagno e Nicola Abbundo, altra new entry in Regione. Ecco, persino uno come lui, che prima militava in Forza Italia e che con Forza Italia era assessore nella giunta Biasotti, ha ripreso a parlare in politichese, del resto la sua prima elezione avvenne nelle fila della Dc, mica scherzi. Così, lui pure condivide «la necessità di cercare una classe dirigente nuova e una leadership diversa da qui a quattro anni: chi ha più fiato corra» e «il tentativo di distinguersi dal resto della Casa». Come che sia, tanta compattezza rischia di sgretolarsi alla faccia dell’ideale centrista: «Vedremo come vanno le elezioni» mettono tutti le mani avanti.
Per ora però, c’è solo una voce in dissonanza col resto del coro, qui in casa Udc. Si chiama Andrea Cuneo, è consigliere provinciale e, pur dichiarandosi fedele alla linea dell’Udc, intanto chiede che vengano celebrati i congressi per definire tutti insieme la linea, poi parla a cuore aperto: «Io sono un ambizioso, uno che vuole crescere. Non è ancora chiaro quello che vuol fare Casini. Ma se la sua non sarà una scelta di crescita, e se si fosse messo in testa di andare solo contro tutti, non escludo di fare un giro di orizzonte e magari di passare a Forza Italia». Si becca i rimbrotti degli altri: «In politica non bisogna cercare parcheggio» lo striglia Repetto, «la riforma delle riforme sarebbe vietare a chi è stato eletto con un partito di passare a un altro partito» ammonisce Cattozzo. C’è chi muore democristiano, la Dc non muore mai.