L’Udc a Fini: noi conteremo sempre di più

Urso: l’ex presidente della Camera non convince, inventa divisioni per cercare maggiore spazio

da Roma

Il Parlamento chiude i battenti per la pausa estiva e gli alleati del centrodestra si lanciano segnali e stoccate a distanza a colpi di interviste contrapposte. Da una parte Pier Ferdinando Casini, sul Corriere, apre un importante spiraglio al dialogo con la maggioranza e annuncia di essere disposto a mettere da parte veti e pregiudiziali sul nome di Romano Prodi. Dall’altra Gianfranco Fini, sul Giornale, rafforza l’asse con Forza Italia e dà il via libera al partito unico anche senza l’Udc, invitando la Cdl a fare un’opposizione intelligente, capace di portare allo scoperto le contraddizioni dell’esecutivo.
La mini-disfida agostana sulle modalità del confronto con la maggioranza, insomma, si arricchisce di nuovi contenuti. E la fase di studio tra alleati continua, nella difficile ricerca di una linea comune ancora tutta da definire. Sull’altro fronte Romano Prodi non replica alle aperture dell’Udc ma dribbla l’argomento. «Sono dibattiti estivi, tormentoni. Ci sarà tanto tempo per parlare di schemi e di queste cose, tutto agosto» dice il Professore.
I commenti, invece, non mancano sul fronte del centrodestra dove le dichiarazioni si susseguono per tutto l’arco della giornata. «Le due interviste di Fini e Casini contengono sfumature politiche importanti», dichiara il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. «L’ipotesi unitaria per il 2009 avanzata da Fini va senza dubbio valutata positivamente, mentre francamente non vediamo quale nuova fase possa avere come protagonista Prodi che rappresenta proprio la quinta essenza della fase attuale che è fortemente negativa e che va ad ogni costo superata. Una nuova fase può nascere solo se viene messa in crisi e sconfitta l’attuale maggioranza».
La replica a Cicchitto arriva dal presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione. «Casini non ha parlato per ricercare facili consensi. Noi partiamo da una convinzione: c’è bisogno di un rapporto nuovo tra maggioranza e opposizione se vogliamo rispondere alle attese del Paese. Vorrei dire a Cicchitto - prosegue Buttiglione - che noi non scegliamo il capo della maggioranza. Finché la maggioranza parla con la voce di Prodi, è con Prodi che noi dobbiamo parlare. E vorrei dire a Fini che se An e Forza Italia fanno insieme un partito nuovo, forse è una cosa buona. Tanto più importante in tal caso diventa il ruolo dell’Udc nel coprire lo spazio del centro politico».
Rilievi polemici verso i centristi partono, invece, dal fronte di An. Il «continuo agitarsi dell’Udc» appare ad Adolfo Urso come «una tempesta in un bicchier d’acqua». Il dirigente di An critica duramente l’intervista di Casini perché «non convince, anzi stupisce il modo come vengono presentate, talvolta inventando, divisioni e contrasti nella Cdl come se si volesse cercare ad ogni costo uno spazio». Duro anche Italo Bocchino. «Casini ha ragione quando ricorda che nella cosiddetta Prima Repubblica i partiti maggiori rispettavano le idee dei piccoli. Dimentica però che oggi in Italia esiste un sistema bipolare maggioritario e che non si vedono all’orizzonte leader di piccole formazioni del calibro di La Malfa, Saragat e Spadolini. La strada maestra - prosegue - l’ha indicata Fini chiarendo che se Casini si sfilerà An e Forza Italia avranno il dovere di proseguire comunque. A buon intenditore - conclude Bocchino - poche parole». Maurizio Gasparri, a sua volta, applaude all’intervista di Fini al Giornale. «Emerge un solido rapporto tra An e Fi, ben lontano da quello che fu definito il subgoverno An-Udc». D’altra parte, aggiunge, «è ciò che i nostri elettori vogliono, una Cdl coesa e combattiva». Gasparri saluta dunque come «chiara e condivisibile» la «scelta di Fini di sostenere comunque il progetto unitario del centrodestra, indipendentemente dalle scelte che taluno dei partner dovesse compiere. I nostri elettori vogliono una Cdl coesa e combattiva, in grado di creare entro le Europee un nuovo soggetto comune per i moderati italiani». Chiude il segretario della Dc Gianfranco Rotondi. «L’intervista di Fini sul Giornale è storica: ora davvero c’è la possibilità di costruire una forza erede della Dc».