L’Udc gonfia i numeri: tessere non richieste pure ai morti

Roma«Ho novantacinque anni, ma non sono rimbambita». Maria Luciana Rizzacasa è nata durante la Prima guerra mondiale e ne ha viste tante nella vita ma mai si sarebbe aspettata di trovare una mattina, nella buca della posta della sua casa di Roma, una tessera dell’Udc a lei intestata. Non solo la tessera. Pure una lettera di congratulazioni e un vademecum. Le istruzioni d’uso sono firmate dal deputato Antonio De Poli, dirigente organizzativo del partito, mentre la presentazione della tessera porta in calce il nome del segretario Lorenzo Cesa: «Sapere che in questo percorso tu sarai al nostro fianco ci riempie di soddisfazione - si legge nel pensierino firmato da Cesa - E allora porta questa tessera sempre con te, mostrala con orgoglio».
Altro che portarla sempre sul cuore, la tessera dell’Udc la signora Rizzacasa la farebbe volare volentieri fuori dalla finestra, ma ha preferito avvisare prima Il Giornale: «L’iscrizione all’Udc è una cosa che non mi sono sognata di fare né mi sogno di fare in avvenire - chiarisce - è un sopruso. Hanno usato il mio nome preso da non so dove e siccome ho 95 anni mi viene il sospetto che questa campagna di tesseramento sia rivolta a reclutare subdolamente persone molto anziane, pensando che le lettere restino senza risposta».
Questo non è un caso. Ce ne sono decine, forse centinaia. Sono partite come segnalazioni ad alcuni giornali locali, ma poi, senza che se ne parlasse troppo, i casini del tesseramento Udc hanno imposto a De Poli di chiedere un chiarimento ai dirigenti laziali, con il conseguente congelamento del tesseramento a Roma. Sospensione su cui sembra si sia soprasseduto se la protesta di De Poli è della fine di luglio e la signora 95enne iscritta di forza all’Udc ha ricevuto la tessera il 30 agosto.
In Puglia, per esempio, le denunce di false tessere sono quattro e tra loro c’è il figlio di una donna defunta, che certamente non ha potuto chiedere il badge firmando e controfirmando il modulo previsto. Nell’Udc salentino è in atto un aspro scontro tra il deputato Lorenzo Ria e il senatore e coordinatore provinciale Salvatore Ruggeri, e tra le questioni in ballo si segnala proprio il caso delle tessere a pioggia.
Sfortuna ha voluto che in questo invio sconsiderato di iscrizioni sia capitato nel mucchio nientemeno che un baby dirigente dell’Italia dei Valori, il segretario cittadino giovani di San Marco in Lamis, Ludovico Centola. Un tipino tosto che non si è tenuto il cecio in bocca: «È una cosa gravissima, che comporta anche un danno politico in quanto la doppia tessera provoca l’annullamento della mia iscrizione all’Idv, come prevede il nostro statuto».
Da Trieste è arrivata un’altra segnalazione, sulla costiera romagnola si attestano ben otto casi accertati di tessere non volute. Qui il presidente dimissionario del partito a Rimini, Pier Paolo Poggi, ha chiesto il commissariamento dell’Udc.
Nella lettera prestampata inviata ai forzati delle tessere, «Caro amico cara amica», si legge che «affinché la tessera potesse arrivarti nel modo più sicuro e trasparente possibile, abbiamo utilizzato il sistema di spedizione a domicilio». Ma dove saranno stati presi gli indirizzi, dei morti e dei vivi? «Convinti naturalmente - si aggiunge in via cautelativa - che se qualcuno dovesse ricevere il badge senza aver consapevolmente sottoscritto il modulo di adesione, vorrà darcene notizia per essere tempestivamente cancellato dalle liste». Ma può anche darsi che non tutti i forzati si prendano la briga di aprire la lettera, ritenendola un volantino elettorale. La domanda è: perché lanciare tessere per l’Italia come freccette? Il numero di tessere può dare molto credito a un parlamentare o a un coordinatore. È il suo peso specifico quando non ci sono le elezioni. Può anche determinare le sorti di alcune mozioni ai congressi. La tessera è potere.