L’Udc insiste con i suoi ultimatum Bondi: l’intesa con la Lega non cambia

Il viceministro Tassone: «Casini ha ragione, il centrodestra ha bisogno di un colpo d’ala». Giro (Fi): basta con questi toni

Francesca Angeli

da Roma

Uno spettro si aggira nei salotti della politica italiana. Ma non è il comunismo. Stavolta invece è la balena bianca a rappresentare un sogno o un incubo a seconda dei punti di vista. La possibilità di vedere rinascere un grande centro, che divori a destra e a sinistra quanto le serve per tornare ad avere un ruolo predominante sulla scena politica e dunque vincere alle elezioni, agita entrambi gli schieramenti e alimenta sospetti fra gli alleati.
Siamo a Ferragosto ma il clima è variabile e infatti ricorda quello delle Idi di marzo con la Lega che accusa apertamente l’Udc di volere, metaforicamente, pugnalare il premier-tiranno Silvio Berlusconi, per poi incoronare Pierferdinando Casini. L’attuale presidente della Camera nelle ultime settimane ha fatto concreti passi avanti verso una ridefinizione del suo ruolo, dopo aver mosso il primo durante il congresso nazionale del partito tenuto in luglio. Smessi i panni da Presidente della Camera è intervenuto più volte sulla scena politica chiedendo apertamente «discontinuità» nella Cdl. Ovvero cambio di leadership, modifica della legge elettorale in senso proporzionale e partito unico. Le conseguenze? Le ha spiegate il ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini: «L’Udc andrà anche da solo alle elezioni».
Casini ha il consenso di tutto il suo partito. Anche un alleato di Rocco Buttiglione, dunque non dell’ala Udc tradizionalmente meno “lealista“, Mario Tassone, lo sostiene. Il viceministro alle Infrastrutture offre pieno appoggio alla linea di Casini e dà una sponda anche a Baccini, respingendo le accuse di chi vede nelle esternazioni dei centristi soltanto la volontà di instaurare un gioco al rialzo per ottenere più collegi alle politiche.
«Le cronache di questi giorni rivelano un irriducibile conflitto nel cuore dell’Unione - dice Tassone -. Sarebbe semplicemente autolesionistico non cogliere i ragionamenti del presidente della Camera come ultima occasione per quel colpo d’ala di cui il centrodestra ha forte necessità». I tempi sono stretti, insiste Tassone. «Non è possibile rinviare ulteriormente le scelte della coalizione a ottobre e poi magari a gennaio - dice -. Ridurre analisi come quella di Baccini a una tattica per ottenere una migliore negoziazione dei collegi significa non avere la minima idea delle profonde motivazioni politiche che muovono l’Udc e i suoi dirigenti». Per la Lega queste profonde motivazioni politiche non sono altro che il tentativo «peronista» di scavalcare Berlusconi. Il presidente dei senatori leghisti, Ettore Pirovano, chiede all’Udc di gettare la maschera: «Se si sentono così forti riempano le piazze e inneggino al loro nuovo conduttore». Nell’area centrista c’è competizione. Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana, rilancia: «Casini dice che il centro-destra è solo un'alleanza intorno a Berlusconi. È così, è proprio così: senza Berlusconi non esiste centro-destra».
Per rilanciare il centrodestra non è proprio il caso di alimentare polemiche interne, replica duro all’Udc il responsabile di Forza Italia per i rapporti col mondo cattolico, Francesco Giro. «Per dare un colpo d’ala alla coalizione non servono i toni ultimativi dell'Udc ma una maggiore trasparenza negli obiettivi che si perseguono - denuncia Giro - perché talvolta sembrano assai diversi da quelli dichiarati e ciò pone Forza Italia in una posizione di sospetto e di insofferenza, una condizione che mai avremmo voluto dover sopportare». E anche Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, avvisa gli alleati di centro: gli azzurri non taglieranno le proprie radici, l’alleanza con la Lega resterà salda perché il partito di Umberto Bossi è «una forza indispensabile per garantire una svolta modernizzatrice nel Paese».
Dalle file di Forza Italia si leva pure la voce di Alfredo Biondi, presidente del Consiglio nazionale, che invita Pera e Casini a partecipare all’appuntamento, fissato in settembre, per la costituente del partito unitario: «Lo scrupolo istituzionale che impedì a loro due presidenti del parlamento di partecipare alla prima giornata della costituente mi pare sia stato superato dalle esternazioni più politiche che istituzionali degli ultimi giorni».E proprio Pera l’altra sera si è incontrato a Roma con Berlusconi e Letta per affrontare i temi cruciali prima della ripresa autunnale. Nessuna cena in Sardegna, tiene a specificare il portavoce del premier Paolo Bonaiuti, solo un incontro a Roma. Il menù? La premiership, l’eventuale candidatura di Casini (considerato da Pera l’erede naturale di Berlusconi), la costituzione del partito unico che però il premier vorrebbe vedere nascere dopo le politiche.