L’Udc lancia l’Opa sui Democratici "I cattolici ora mollino Pisapia"

I vertici locali dell’Unione di centro puntano a spaccare il Pd: &quot;Porte aperte&quot;. Pressing sull’ex sindaco: &quot;Tempo quasi scaduto&quot;. Marcora: &quot;In ogni caso saremo decisivi anche dopo i ballottaggi&quot;. <a href="/milano/segnali_moderati_ce_disagio/22-11-2010/articolo-id=488642-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Pezzotta: &quot;Segnali dai moderati, c'è disagio&quot;
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«I cattolici del Pd battano un colpo». È l’opa, l’offerta pubblica di acquisto politico, che lancia sull’ala cattolica del Partito Democratica un’Udc rinvigorita dall’assemblea nazionale e per niente scoraggiata dal ricompattamento chiesto ai Democratici locali, reduci dal disastro delle primarie, dal segretario Pier Luigi Bersani.
«Porte aperte ai cattolici» dicono in coro il coordinatore cittadino Pasquale Salvatore e il consigliere regionale Enrico Marcora, quando nell’auditorium della vecchia Fiera di via Gattamelata hanno appena spento i microfoni per l’intervento del leader del partito Pier Ferdinando Casini.
Lo schema si è aperto domenica scorsa, quando le urne delle elezioni primarie del Pd hanno consegnato al centrosinistra la grana di un candidato in grado di portare al voto qualche compagno deluso, ma non di impensierire Letizia Moratti al centro, presso quell’elettorato moderato fatalmente allontanato dalle posizioni dell’avvocato ed ex deputato di Rifondazione Comunista. Casini stesso gli ha riconosciuto le posizioni garantiste sulla giustizia, «forse una delle piccole oasi di garantismo» nella sinistra, ma le cose in comune finiscono qui con quella sinistra «radicaleggiante» che ha trovato in Nichi Vendola il suo nuovo profeta.
Questo lo sanno bene anche i cattolici del Partito Democratico, dove si segnalano settori moderati sempre più in fibrillazione: «Il nostro appoggio a chi ha vinto le primarie è innanzitutto un segno di coerenza politica» dicono Patrizia Toia, Ezio Casati e Carlo Borghetti. Ma - appunto - lo fanno per rispondere a quell’ipotesi che due nomi pesanti del popolarismo Pd, Mariapia Garavaglia ed Emanuela Baio hanno sostenuto apertamente: un terzo polo che appoggi Gabriele Albertini e abbandoni al suo destino «di sinistra» il candidato Pisapia. Lavorare affinché se si materializzi «un terzo polo di centro, che raccolga quella borghesia milanese illuminata, moderata, io riterrei che sarebbe la soluzione con la quale il Pd non farebbe brutta figura e che anche io francamente sposerei, ha detto la Garavaglia ad «Affaritaliani», registrando che il partito sulle primarie si è «sconfessato da solo», «infatti si sono dimessi tutti».
«Dichiarazioni - ha poi minimizzato Pisapia - fatte da persone che non sono di Milano e non conoscono quindi con esattezza la situazione qui, comunque hanno già fatto marcia indietro e lo apprezzo». Ma l’ennesima frittata era stata fatta. E se uno dei candidati alle primarie, Valerio Onida, si è detto pronto a sostenerlo e disinteressato alle manovre del terzo polo, lo stesso Marcora ieri ha fatto notare che «Onida non è i cattolici».
E dunque «porte aperte ai cattolici se ci sono». «La palla è nel loro campo» incalza Salvatore. Ma in tutto questo lanciare e rilanciare manca un piccolo dettaglio, il nome del candidato: «Noi - dice il coordinatore comunale dell’Udc - abbiamo accolto Gabriele Albertini a braccia aperte». L’ex sindaco però, è andato all’assemblea nazionale per spiegare che - per quel che lo riguarda - non è ancora arrivato il momento delle decisioni. «Fra un po’ arriverà il tempo delle decisioni» avverte Salvatore, e anche il segretario regionale Savino Pezzotta osserva che «i tempi si stringono».
E se questo terzo polo non si farà con Albertini, o non si farà proprio - neanche con Futuro e Libertà - resta la speranza di essere «decisivi al ballottaggio», come auspica Marcora.