L’Udc al mercato di uomini, poltrone e valori

«Non andiamo al mercato, per noi contano i programmi». Il ritornello lo hanno imparato a memoria molto bene in casa Udc. E così lo ripetono anche quando al mercato ci vanno davvero. Cioè praticamente sempre. Perché finora dal partito dei centristi, solo ufficialmente slegato dai due grandi poli, sono arrivati soprattutto «acquisti» e magari qualche cessione. Ma sul campo che conta, quello dei programmi, continuano a tentennare, a dire e a fare le cose a metà.
L’ultima settimana qualche novità l’ha fatta registrare. Rosario Monteleone, grazie alla coppia Mondello-Boitano, ha annotato due nuovi acquisti, magari non di primissimo piano, ma pur sempre un consigliere municipale ex Forza Italia ed ex Pdl come Maria Peter, e un consigliere comunale di Sestri Levante come Giuseppe Ianni, ex del gruppo «per Ianni sindaco». E se per la prima defezione non ci sono state reazioni nel centrodestra, nel secondo caso il cambio di casacca sembra essere stato addirittura salutato come positivo dai rappresentanti del Pdl. Marco Conti, suo collega tra i banchi dell’opposizione, quasi giustifica «l’iper berlusconizzato Ianni» perché la sua scelta altro non sarebbe «che un ordine partito dal duo Mondello-Boitano cui l'avvocato è molto legato». E se «spiace per i militanti che si sono impegnati durante le comunali del 2008 per cercare, e con difficoltà, di far votare questa persona che il 90% dei sestresi non aveva mai sentito nominare», piuttosto la riflessione da fare è ancora una volta sulla capacità di scelta dei candidati, visto che, evidenzia Conti, «dopo Massimo Bixio (candidato sindaco per il centrodestra alle elezioni comunali 2003), un altro candidato sindaco passa il Rubicone!» Poco male, sembrano dire a Sestri: «Io e i colleghi Giancarlo Stagnaro e Gianteo Bordero continueremo ad andare avanti, più forti e compatti di prima - chiosa Conti -. Adesso possiamo portare avanti con più determinazione e coerenza la costruzione di una vera alternanza all'attuale maggioranza». Preso atto che comunque l’Udc ha aggiunto un consigliere comunale e uno municipale alla sua collezione, resta apertissima la questione dei valori e dei programmi. Perché dopo l’intervista pubblica al leader Pierferdinando Casini a Genova, anche la «base» sembra quasi rassegnata ad accantonare l’unica ipotesi che avrebbe dimostrato la reale volontà di una politica rigorosa sui contenuti. Neppure l’applauso convinto dei presenti ha smosso il leader dall’idea che «presentarsi da soli è un’idea suggestiva ma farebbe perdere la forza di essere decisivi». Quindi «l’Udc sceglierà con chi allearsi» e, a fronte di critiche bipartisan solo di facciata, cerca la scusa per restare fedele all’alleato attuale, cioè a Claudio Burlando.
E qui arrivano le differenze tra parole e fatti. Perché in aula Rosario Monteleone e Luigi Patrone, i due consiglieri Udc, tuonano contro la maggioranza di cui fanno parte, strepitano per la legge sul piano casa che è il peggio che si potesse presentare e poi fanno in modo che passi. Perché loro non votano, ma non escono dall’aula, cosa che avrebbe fatto mancare il numero legale e affossare quell’«obbrobrio». Stessa cosa per la legge che discrimina gli eterosessuali favorendo gli omosessuali anche in campo sanitario e lavorativo. Lo stesso Casini chiedeva a Burlando fatti e non parole sui valori cattolici, ma quando la proposta va in aula, passa senza il voto dei centristi, ma anche senza che gli stessi annuncino (o mettano solo in dubbio) la rottura con i compagni. Un po’ come quando il consiglio regionale votò a favore della presenza del gonfalone della Regione al Family Day grazie anche ai voti di Monteleone e Patrone, ma nessuno insorse quando Burlando non rispettò l’ordine del giorno negando l’adesione e lasciando solo che una delegazione di consiglieri, guidata dallo stesso Patrone, potesse partecipare senza vessillo alla manifestazione. O come quando questa giunta cancellò i buoni scuola istituiti dalla maggioranza di centrodestra di cui faceva parte proprio l’Udc che ora tace.
Ora, mentre Gianni Plinio e Matteo Rosso rilanciano l’ipotesi di una consultazione popolare sulla moschea smentendo l’assessore Andrea Ranieri che ne sostiene l’illegittimità, il terzo componente che fondò il comitato referendario, proprio Monteleone, è chiamato ad offrire il suo consueto contributo alla battaglia. Nei fatti.