L’Udc: via ogni sbarramento. Fini: non se ne parla

Massimiliano Scafi

da Roma

Giù il muro, via la soglia del quattro per cento. «Noi non proponiamo una legge truffa - dice Marco Follini - e non vogliamo una dittatura della maggioranza, ma un sereno confronto parlamentare». E per «dimostrare che non vogliamo truccare le carte del gioco», l’Udc prepara un subemendamento che cancella lo sbarramento. «Cerchiamo dialogo e consenso - spiega Marco Baccini - governabilità e rappresentanza». Intanto trovano soltanto il secco no di Gianfranco Fini. «Il quattro per cento non si tocca. E prima delle legge elettorale bisogna approvare le norme antiribaltone. Per noi è essenziale che si salvi il bipolarismo e si renda irreversibile il fatto che una maggioranza scelta dagli elettori non può essere sovvertita dai partiti». Fini dunque frena e cerca di stanare i centristi: la scelta di campo deve essere senza ritorno. Baccini controreplica: «Vuole il 4 per cento? Io non sono nell’esecutivo di An, gli auguro buona fortuna».
Solo piccole crepe? O l’intesa di maggioranza è già franata? Dopo avere riunito lo stato maggiore del partito, il ministro degli Esteri pone tre condizioni irrinunciabili per dare via libera alla riforma. Innanzitutto, «la legge elettorale non potrà essere affrontata prima che il Parlamento non abbia posto il quarto e ultimo voto sulla riforma costituzionale, dove c’è la clausola antiribaltone». Seconda condizione: «Il previsto vincolo di coalizione non basta. I partiti, se lo fanno, devono anche presentare un programma comune e indicare un candidato premier». La terza è lo sbarramento: «La cancellazione del 4% non darebbe garanzie di governabilità», sostiene Fini. Tutto ciò «per salvaguardare il bipolarismo e rendere irreversibile la svolta che si è verificata con l’introduzione del maggioritario». An, conclude, ha dato il massimo: «Siamo passati da un rafforzamento della quota proporzionale a un sistema tutto proporzionale. Da parte nostra c’è stato un atto di grande disponibilità».
E infatti in via della Scrofa si registrano diversi mal di pancia. Come quello di Domenico Nania: «Resto perplesso su una modifica della legge elettorale senza il consenso di una parte significativa dell’opposizione. Mi auguro che Casini e Follini valutino la reazione compatta del centrosinistra, che non lascia spazio a trattative. Qui si interviene sulle regole della democrazia, quindi la cautela non è mai troppa». O come Gustavo Selva: «Pensiamoci bene, perché il proporzionale non era certo nel programma della Cdl».
La maggioranza dunque si deve rimettere al lavoro per cercare un altro accordo: oggi, su richiesta dell’Unione, conferenza dei capigruppo della Camera mentre i termini per la presentazione dei subemendamenti sono già slittati a lunedì. Le parole di Fini piacciono comunque a Roberto Calderoli. «Che bravo - commenta il ministro delle Riforme -. Le persone serie mantengono la parola data. La devoluzione fa parte del programma di governo che va portato a termine. La legge elettorale e la riforma dello Stato sono due cose che devono rimanere indipendenti». Meno, molto di meno a Baccini: «C’è una sostanziale diversità tra rappresentanza parlamentare e governabilità. Il Parlamento deve rappresentare il più possibile le forze politiche in termini proporzionali, mentre per la governabilità è giusto che ci sia un premio di maggioranza, ma una soglia di sbarramento non ha senso». «Non credo che l’Udc possa presentare ulteriori modifiche - avverte uno dei tessitori dell’accordo, il deputato di An Vincenzo Nespoli -. Se lo facesse, verrebbe meno tutta l’intesa della Cdl». Ancora più chiaro Francesco Storace: «Se va via il quattro per cento, va via tutta la legge». E Mario Landolfi vorrebbe addirittura alzare il muro al cinque.
Turbolenze nel centrodestra, eppure Carlo Giovanardi è ancora ottimista: «Fini non ha espresso perplessità, ha solo difeso il testo che è uscito dalla commissione e ha confermato la volontà di portarlo avanti. Quanto allo sbarramento, una volta in aula tutte le proposte possono essere migliorate. Si possono accogliere anche i suggerimenti del centrosinistra». Tutti d’accordo invece nel centrodestra nel criticare l’ostruzionismo dell’Unione. Dice Follini: «Io vorrei ricordare a Prodi che la democrazia è un libero confronto parlamentare non un gioco a chi alza le barricate più alte. E vorrei ricordargli anche che per noi il proporzionale non è una trovata dell’ultim’ora, ma un principio che risale a don Sturzo».