L’Udc promette alla famiglia ciò che aveva già fatto Biasotti

L’Udc, o per la precisione Rosario Monteleone, presenta il programma di governo per la Liguria. Non ci sono altri candidati, tantomeno quelli che starebbero facendo una corsa nella corsa, una gara interna a eliminazione diretta per aumentare il peso all’interno del partito, ma sono tutti ufficialmente giustificati: «C’è la presentazione delle liste, ci sono tanti impegni...»
Il programma comunque viene snocciolato per settori. La famiglia al primo posto, ma anche la scuola, la sanità, l’agricoltura, il turismo e i trasporti. Le «ricette», le soluzioni da dare per risolvere i problemi che esistono al di là dei manifesti ottimistici, partono da concetti cari ai centristi ma non certo inediti nel dibattito politico. Monteleone presenta il buono scuola regionale per «una politica di reale concorrenza tra scuola pubblica e paritaria». E sottolinea che da Biasotti non ha sentito parlare di programmi concreti. Peccato che il buono scuola regionale fosse stato proprio istituito da Biasotti (non quindi un programma elettorale, ma un dato di fatto) e cancellato dalla maggioranza di Monteleone e Burlando. «Ma io mi riferisco a un sostegno alle famiglie che poi siano libere di spendere come meglio credono questi soldi». Esattamente come aveva fatto Biasotti (tanto che l’esempio citato dall’Udc è quello della Lombardia): chi andava alla scuola pubblica poteva spendere il buono per l’acquisto di libri. Per la famiglia sono previsti anche contributi e l’applicazione di un quoziente familiare per ottenere tariffe ridotte sui servizi, su asili, e trasporti pubblici (modello Parma, amministrazione Udc/Pdl), o la Family card con sconti applicati da aziende e negozi.
Monteleone attacca il centrodestra. «Personalmente non ho nulla contro Biasotti, se avessi voluto pensare solo alle poltrone, sarei andato con lui», la buttà lì. Ma quando gli si chiede cosa gli avesse offerto il centrodestra, prima prova a svicolare, poi rivela: «Mi hanno persino detto di scegliere quello che avrei voluto in cambio». E dire che il giorno della firma dell’accordo con Burlando, il professor Lorenzelli aveva spiegato che era impossibile fare accordi con il centrodestra perché erano troppo arroganti. «Si può essere arroganti anche rendendosi disponibili ad accettare qualsiasi condizione», prova a giustificarsi Monteleone, che poi «protegge» le gerarchie ecclesiastiche da ogni ingerenza in merito alle scelte delle alleanze: «Non mischiamo il sacro con il profano. La Chiesa non interviene su queste cose».