L’Udc resiste alle sirene della sinistra

TENSIONE I notabili sul territorio non sono disposti a trascorrere un’intera legislatura senza alcun incarico nei governi locali

RomaL’Udc ha sempre più voglia di andare da sola perché non ha nessuna intenzione di ritrovarsi schiacciata a sinistra. I rapporti tra Pier Ferdinando Casini e il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani sono più che cortesi. La sua elezione lascia ampi spazi agli eredi della Dc, ma i vertici del partito considerano l’ex ministro dell’Industria al massimo un «degnissimo erede del Partito comunista». Senza contare che ieri Bersani ha incontrato Casini poco dopo avere visto Marco Pannella, dando corpo al principale timore di via dei due Macelli: fare intese con il Pd alle Regionali e ritrovarsi parte di coalizioni dove sono rappresentate posizioni incompatibili con l’elettorato centrista.
Poi c’è il corteggiamento del Popolo delle libertà. Per quanto ieri fosse il giorno dell’incontro tra la costituente centrista e il leader Pd, i pensieri e le strategie dell’Udc erano tutte concentrate sull’incontro con Silvio Berlusconi di domani. Appuntamento che è stato anche al centro della consueta cena settimanale dei vertici del partito che si è tenuta martedì (questa volta senza Bruno Tabacci, ormai impegnato nel progetto di Francesco Rutelli). Il presidente del Consiglio ha rinviato l’incontro con Gianfranco Fini e Umberto Bossi sulle elezioni regionali per cercare un’intesa con Casini. Un segnale che è stato giudicato importante.
La linea che uscirà dalle trattative sulle Regionali per l’Udc sarà sicuramente quella delle mani libere, e potrebbe sfociare in alleanze a macchia di leopardo - scelte diverse da regione a regione -, oppure nella linea autonomista che consiste nella presentazione di candidati governatori dell’Udc ovunque, al massimo sperimentando l’alleanza con Francesco Rutelli.
Una scelta difficile da fare digerire alle strutture del partito che sarebbero costrette ad affrontare campagne elettorali in solitaria, più impegnative e costose, e poi una legislatura intera senza assessorati. Allo stesso tempo quella del da «soli ovunque» è una linea vincente perché permetterebbe all’Udc di decidere con più libertà la strategie a livello nazionale. Di sicuro l’Unione di centro non proporrà agli alleati suoi candidati governatori. Le porte restano aperte alla sinistra in Piemonte, dove la linea del partito di Casini è Chiamparino presidente della Regione e, magari, un sindaco di Torino centrista. Difficile da attuare.
Con tutta probabilità le porte dell’Udc resteranno invece chiuse al centrosinistra pugliese. Nessun appoggio se ci saranno candidati presidenti della sinistra radicale o dell’Italia dei Valori (anche se qualche esponente dipietrista potrebbe presto aderire al movimento di Di Pietro). Quindi se il candidato della sinistra dovesse essere Nichi Vendola, l’Udc sceglierà il Pdl o un candidato proprio. Per quanto riguarda il centrodestra, l’Udc non sosterrà candidati presidenti della Lega Nord. Porte chiuse al candidato Pdl più quotato per la Campania, Nicola Cosentino. Insomma, la partita è aperta e complicata.
Più facile che spiragli di intesa tra centristi e Pdl si aprano sulle politiche concrete. I due partiti hanno la stessa posizione e hanno adottato la stessa strategia sul biotestamento. Non è un mistero che il premier punta a coinvolgere il partito di Casini nelle riforme, a partire dal quella sulla giustizia (proprio ieri l’Udc ha partecipato alla consulta Pdl sulla giustizia). Il ragionamento del premier è noto: sulla maggior parte dei temi, l’elettorato di Casini la pensa come il nostro, e non tollererebbe un’alleanza con il Pd. E questo l’Udc lo sa.