L’Udc resiste al pressing del centrodestra

Il pessimismo del mediatore azzurro: «La loro posizione è più rigida di quanto immaginavamo»

Anna Maria Greco

da Roma

«La posizione dell’Udc è più rigida di quello che immaginavamo e speravamo». Alfredo Biondi ha parlato al telefono con Pier Ferdinando Casini, che si trova in Polonia. Da vicepresidente a presidente della Camera, da «vecchio amico» e politico di lungo corso, ma anche e per la prima volta da esponente di Fi a uno dei leader dell’Udc. Deciso a scongiurare un divorzio nella Cdl, il presidente del Consiglio nazionale azzurro, ha sondato la terza carica dello Stato su incarico del Cavaliere. E ha concluso che quella centrista non è solo una polemica estiva. «È una richiesta ferma, da valutare politicamente», spiega.
La richiesta, ormai è chiaro, è quella di un passo indietro di Silvio Berlusconi per consentire a un altro candidato di portare alle elezioni del 2006 un centrodestra con una spiccata connotazione moderata. Biondi, con l’abituale franchezza, ha anche chiesto a Casini: «L’Udc ha un nome da fare?». «Se voi fate una proposta - è stata la risposta - noi la esamineremo».
Almeno per ora i centristi non vogliono indicare un loro candidato. O, forse, Casini era il meno indicato per proporre se stesso. Ma insistono sull’unica cosa che il premier non intende cedere: la sua poltrona. Soprattutto, perché oltre a Fi si sono già pronunciate An e la Lega a sostegno della sua leadership.
A questo punto, c’è solo da capire se davvero l’Udc avrà il coraggio di andare fino in fondo, rompendo il fronte della Cdl e presentandosi da sola alle elezioni. Se, come dice Biondi «si tratta di una ferita che può essere curata, oppure di un male più profondo che richiede l’amputazione».
Berlusconi, che ieri è rimasto in Sardegna rinviando di un giorno la partenza per la Russia dove l’attende Vladimir Putin, non avrebbe alcuna intenzione di parlare direttamente con Follini. Con il leader Udc i rapporti sono tesi da tempo e, semmai, il Cavaliere preferirebbe vedere Casini.
Della necessità di un vertice tra i leader parla al Tg4 anche il vicepremier Giulio Tremonti. «Credo che debbano incontrarsi a Roma e parlare chiaramente un po’ tutti. Sono convinto che l'Udc, quindi Follini e Casini, sono nell'area del centrodestra: non ho dubbi su questo. Hanno le loro idee, e si tratta di vedere se quadrano con le idee del resto della coalizione. Io spero e penso di sì».
Auspici, speranze. Ma i fatti parlano di una reale possibilità di rottura. Dopo la chiacchierata con il presidente della Camera, Biondi ha confrontato le sue impressioni con quelle del cooordinatore nazionale azzurro Sandro Bondi, che il giorno prima ha incontrato ad Ansedonia il segretario Udc Marco Follini. La linea coincide perfettamente. Quella di Biondi è stata una chiacchierata amichevole, più che una trattativa politica, ma la prossima settimana dovrebbe esserci anche un incontro con Casini. In un comunicato, il vicepresidente della Camera si dice comunque convinto che i «margini di accordo su basi di reciproca chiarezza sono non solo possibili ma opportuni», per rilanciare l’alleanza «magari su basi programmatiche e politiche nuove». Riconosce che oggi le posizioni «non sono facilmente conciliabili», pur aggiungendo che «nessuno ha intenzione di ridurre il proprio impegno nell’ambito della Cdl». Ufficialmente, per Biondi «il tema della leadership è presente ma non determinante in ordine all’alleanza e al contrasto nei confronti dei partiti della cosiddetta Unione».