L’Udc: «Ridiamo l’Expo a Smirne»

Non c’è pace per l’Expo. Dopo la bordata di Umberto Bossi che l’ha definita «una manifestazione dell’altro secolo», arriva l’Udc che chiede di restituirla ai turchi. Un altro schiaffo, questa volta griffato Udc, per Letizia Moratti. «Se Milano non è in grado di organizzarla rinunci e la restituisca a Smirne», attacca il deputato lombardo Luca Volontè (nella foto) che si dice «schifato e preoccupato per il triste spettacolo». Uno sfogo improvviso per Volontè, impegnato in un testa a testa con il principe Emanuele Filiberto di Savoia per quello che probabilmente sarà l’unico seggio del nord-ovest a disposizione dell’Udc a Strasburgo. «Siamo disgustati - aggiunge Volontè - per la gestione dell’Expo che da grande opportunità si sta trasformando in un boomerang. Sono trascorsi mesi invano, umiliando la città con un balletto di nomine e liti sulle poltrone. E ora nessuno vuole ancora prendersi la responsabilità di far decollare con certezza i lavori. Vogliamo sapere quanti sono i soldi a disposizione, la lista delle opere da realizzare e la reale possibilità di mettere in piedi l’evento». A preoccupare sono soprattutto i tagli minacciati. «Ogni giorno se ne aggiunge qualcuno. Vorremmo sapere se sono finiti o se il ministro Giulio Tremonti ne ha in mente altri». Critiche che investono anche il vertice So.Ge., la società che controlla Expo e al suo amministratore delegato Lucio Stanca che si è lamentato della politica che invade il campo. «Stanca che ha voluto a tutti i costi diventare amministratore delegato – lo attacca Volontè - se la prende con l’eccessiva politicizzazione dell’Expo? Proprio lui che non si è nemmeno dimesso da parlamentare e non si è preso la responsabilità di fare una volta per tutte un’operazione verità su numeri e progetti». Parole condivise da Luca Ruffino. «Non vogliamo dire che abbia ragione Bossi - spiega il coordinatore cittadino dell’Udc - Anzi la Lega è fra i primi a essere contro l’Expo a Milano». E lancia un allarme sulla stretta al credito. «I tagli del governo non sono finiti e con questa crisi le banche non prestano più soldi. Senza capitali sarà sempre più difficile trovare privati in grado di accollarsi la realizzazione dei progetti». Durissima la conclusione. «Chi di dovere si prenda la responsabilità di ammettere che la partita è chiusa. Evitiamo una brutta figura internazionale. Peggiore di quella fatta finora».