L’Udc in rivolta: «Follini e Tabacci traditori»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Anche se in Africa, il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, interviene nel dibattito politico nazionale cercando di parare i colpi che arrivano sia dalla Cdl e da Silvio Berlusconi che dall’interno del proprio partito con lo scambio di accuse tra Giovanardi, Tabacci e Follini a proposito dell’atteggiamento sulla votazione per Giorgio Napolitano. A Berlusconi manda a dire che non condivide qualunque ipotesi di sciopero fiscale e boccia l’ipotesi di un «cartello dei no». «Ogni volta che diciamo no dobbiamo avere una proposta alternativa e qualche volta dobbiamo saper dire dei sì», ribadisce così la linea del suo partito dentro la Cdl. E a proposito del voto di Tabacci e Follini in dissenso con la linea della scheda bianca, manda a dire ai suoi che «serve un gruppo dirigente coeso senza mosche cocchiere o nostalgici di Berlusconi». Con l’evidente riferimento nel primo caso all’ex segretario del suo partito e nel secondo all’ex ministro Giovanardi. Che ieri ha accusato «di tradimento» sia Follini che Tabacci. Con toni durissimi l’ex ministro Giovanardi nel corso di una trasmissione televisiva sulla rete di RaiSat ha detto senza mezzi termini: «Follini e Tabacci sono due traditori immorali. Hanno tradito un partito che democraticamente ha deciso di votare scheda bianca. I due che non rispettano il voto di partito sono due traditori. Si sono comportati malissimo, hanno avuto un atteggiamento immorale. Non saranno buttati fuori solo perché siamo un partito tollerante». Di fronte ad un livello di tensione così alta , Lorenzo Cesa ha cercato di riportare la calma e con un lungo comunicato ha difeso l’Udc sia da quanto riportato su Panorama ( che addebita a Silvio Berlusconi accuse di tradimento nei confronti di tutta l’Udc), sia dagli scontri tra i leader del suo partito: «Singoli parlamentari finiscono per gettare ombre sul ruolo dell’Udc al fine di destabilizzare l’alleanza di centrodestra», ribadisce il segretario del partito di Casini. «È stato chiaro, sin dal principio - continua Cesa- il giudizio estremamente positivo sulla persona e lo sforzo di far convergere sul nome di Napolitano la più ampia maggioranza parlamentare. Ma è stata altrettanto chiara, dinanzi alle insistenze degli alleati, la scelta di votare scheda bianca per salvaguardare il valore primario dell’unità della Casa delle libertà. Per questo, ricostruzioni di fantasia e illazioni velenose sullo svolgimento delle votazioni e sul presunto "soccorso" dell’Udc (sono le accuse degli alleati, ndr) nel segreto dell’urna sono del tutto infondate e contribuiscono a un tentativo noto e fin troppo evidente, che singoli parlamentari (Follini e Tabacci, ndr) del nostro partito finiscono per assecondare con alcune dichiarazioni: gettare ombre sul ruolo dell’Udc al fine di destabilizzare l’alleanza di centrodestra». Alle accuse di Giovanardi non tarda ad arrivare la replica, altrettanto dura, di Tabacci: «Da tempo non mi occupo di quello che dice l’onorevole Carlo Giovanardi. Anche perché non c’è traccia di politica nei suoi stati d’animo ma solo di servilismo». «Peraltro - aggiunge Tabacci - rivendico il contributo personale dato alla buona azione del Parlamento nella scelta di Napolitano alla presidenza della Repubblica». E a questo proposito Bruno Tabacci ribadisce di non avere organizzato voti sottobanco: «Non è mio costume e porto solo la responsabilità del mio voto ampiamente dichiarato sin dal primo scrutinio». Pur rivendicando la «battaglia» nella partita del Quirinale, Rocco Buttiglione non nasconde che l’atteggiamento dell’ex segretario Marco Follini abbia creato dei problemi. «Un voto in dissenso è sempre una cosa che segnala difficoltà», afferma il presidente dell’Udc. Sminuisce la gravità del gesto di Follini l’esponente centrista Maurizio Ronconi per il quale si tratta di scelte pur legittime ma «personali» da non confondere con le posizioni ufficiali del partito. «L'importante - aggiunge - è che le scelte personali non diventino la norma perché ogni partito ha delle regole e soprattutto si aderisce allo stesso quando se ne condividono le scelte e le strategie. Nessun dramma se qualche parlamentare, pochi come ha dimostrato il risultato finale, ha scelto di votare Napolitano e, tuttavia, l'eccezione non deve diventare la regola».
Auspica che si abbassino i toni Mario Tassone. Per il vicepresidente dell’Udc è necessario tornare «a essere un partito nella Cdl con una linea politica precisa, senza fughe in avanti ma con il realismo che ci ha sempre contraddistinto».