L’Udc sceglie Cesa «La par condicio? Nessuna modifica»

Dopo un tira e molla su Tassone e la Mazzoni, il Consiglio nazionale del partito acclama il successore «unitario» di Follini

Adalberto Signore

da Roma

Il copione scritto per filo e per segno nella lunga notte di trattative che ha preceduto la riunione del Consiglio nazionale dell’Udc va in scena di prima mattina sul palcoscenico della Domus Mariae. E il risultato finale è quello che quasi tutti i dirigenti centristi già conoscono da qualche ora: Lorenzo Cesa è eletto per acclamazione segretario, per la gioia di Marco Follini e di tutta la componente «identitaria» del partito e con buona pace dell’ala ministeriale.
Che l’intesa raggiunta nella notte non coinvolga però tutta la dirigenza dell’Udc, appare subito chiaro. Perché la prima ora del Consiglio nazionale, tra gli applausi e fischi dei 313 componenti dell’assise, è caratterizzata da un vero e proprio tira e molla sulle candidature. Rocco Buttiglione, che presiede l’assemblea, annuncia in un primo momento i nomi di Cesa e Erminia Mazzoni, la giovane avvocatessa su cui da due giorni sta puntando Pier Ferdinando Casini. Passa qualche minuto, Cesa fa un passo indietro e si propone Mario Tassone. Si torna alla situazione di mercoledì sera: da un lato la Mazzoni, indicata dal presidente della Camera come possibile candidata unitaria; dall’altro Tassone, democristiano calabrese di lungo corso, viceministro alle Infrastrutture e capofila di chi nel partito non gradisce un segretario considerato «non di peso» e «troppo schiacciato su Casini». È il caos. Mentre la Mazzoni entra e esce nervosamente dalla sala, sul palco sale Follini, che incassa con il sorriso stampato sul viso un minuto e passa di applausi scroscianti. La sua rivincita sta per cominciare. «Per sapere che erano candidati Erminia Mazzoni e Mario Tassone - dice sibillino - bastava leggere i giornali. Siamo qui per vedere se riusciamo a fare un passo in avanti». Poi, l’ex segretario cede la parola a Salvatore Cuffaro «per vedere se siamo capaci di formulare una proposta» alternativa.
Il duetto è studiato alla perfezione e, seguendo riga su riga il copione scritto nella notte, il presidente della Sicilia chiede ai due candidati di ritirarsi, «gesto di amore e sforzo ulteriore di affetto» verso il partito. «L’unica soluzione che può tenerci insieme - aggiunge - è Cesa». La sala scoppia in un applauso, Mario Baccini e Carlo Giovanardi sgranano gli occhi. È il ministro per i Rapporti con il Parlamento a prendere la parola. Cita più di una volta Casini («non vorrei vi fosse dimenticati» che la Mazzoni l’ha indicata lui) e torna sulla «storica vittoria» ottenuta con il via libera al «proporzionale». Dalla platea arrivano fischi su fischi, al punto che un folliniano doc come Bruno Tabacci è costretto con le mani a chiedere un po’ di calma. L’espressione, però, è eloquente: ormai è fatta, inutile infierire. Parla Tassone, che accoglie «l’appello di Follini e Cuffaro», segue la Mazzoni, «d’accordo con l’amico» Salvatore. Insomma, «se il candidato è Cesa faccio un passo indietro».
Chi è furioso è Baccini. Prende la parola e si rivolge al «caro Totò», «perché un tentativo di mediazione è stato consumato ieri su richiesta di Casini, l’unico vero leader del partito». «Anche io - dice duro - ho fatto un passo indietro». Insomma, «non credo ci siano le condizioni per confrontarci senza convocare un congresso». Gli animi si scaldano, Baccini chiede «al presidente Buttiglione una brevissima sospensione» dei lavori per valutare la proposta Cuffaro. La sala rumoreggia ancora, buona parte dei delegati vorrebbero votare subito. «Al momento tutti i candidati si sono ritirati», spiega Buttiglione per giustificare la pausa. Pure Cesa è costretto a sedare gli animi. Gli iniziali quindici minuti diventano quasi un’ora, Cuffaro stempera i toni a modo suo. «Ora vi racconto una barzelletta», dice prendendo il microfono. E lo fa davvero, tra le risate dei presenti e con tanto di siparietto con Tabacci. «Non le sai mica raccontare come Berlusconi», gli dice ridendo. «Tu che difendi Berlusconi... », la pronta risposta del governatore siciliano.
Intanto nelle stanze della Domus Mariae si tratta, finché pure Baccini cede. Pochi minuti e Cesa viene acclamato segretario del partito per alzata di mano. Cesa sale sul palco, ringrazia tutti, dall’«amico» Follini al «fraterno amico» Casini, dai ministri alla Mazzoni (che promuove vicesegretario). E si appella alla «linea politica dell’ultimo congresso»: «accontentiamoci» della legge elettorale, «no senza se e senza ma» alla modifica della par condicio, «discutiamo insieme della Cirielli». Con un auspicio che fa sorridere Follini: «Che la Casa delle libertà scommetta di più sulle ragioni del centro».