L’Udc sogna un partito alla Giscard e lancia «il governo dei volenterosi»

«Mai con la sinistra, distinti dalla Cdl». Il progetto della Federazione dei moderati

da Roma

L’ex ministro Mario Baccini lo vede come «un grande partito», un po’ centro moderato alla Giscard d’Estaing, un po’ crociato difensore dei valori cristiani. «Distinto» ma non «distante» dall’anima «neogollista della Cdl, il moderno partito della destra che Berlusconi sta costruendo». E, soprattutto, l’Udc resterà con i piedi piantati nell’opposizione: mai con la sinistra, per scelta e non per dogma. Magari anche al governo, ma solo in un esecutivo «di volenterosi», dopo aver lavorato di cesoia sulle rispettive ali «estreme», in una riedizione italiana della «Grosse Koalition».
L’assemblea dell’Udc del Lazio fa il punto sulla rotta del partito centrista. L’incontro battezza la Federazione dei moderati, aperta all’associazionismo cattolico e laico, con un documento «approvato all’unanimità che diventerà probabilmente un tema del prossimo congresso», spiega Baccini. Che vaticina un destino alla Giscard d’Estaing per Pier Ferdinando Casini: «Sarà il centro moderato a influenzare la destra gollista». Esterna a largo raggio, a margine dell’assemblea, anche l’ex presidente della Camera. Ricordato che l’esecutivo attuale «ha approvato una pessima Finanziaria», il leader dell’Udc indica la via: «L’Italia ha bisogno di un governo diverso da quello Prodi. Ci vuole un governo tra persone volenterose che pensino al bene del Paese nei prossimi mesi, superando i veti degli estremisti». Parla di «soluzioni condivise», l’ex primo inquilino di Montecitorio, e invita la platea centrista al dialogo «con quel mondo moderato con cui gli altri amici del centrodestra non riescono a dialogare». Obiettivo della Federazione dei moderati, riassume Casini, è «raccogliere consensi anche tra chi ha votato il governo attuale, che ormai è diventato di estrema sinistra». Una deriva pericolosa, ammonisce il leader centrista, d’accordo ad «allargare i diritti soggettivi», ma deciso nel no ai Pacs. Non mancano spunti polemici verso la Cdl. «Ritengo che sia giusto ricontare le schede elettorali - premette Casini - ma non credo che la strada del riconteggio ci porti da qualche parte». La stilettata più velenosa è per la Lega: «Cosa c’entrano - dice rivolto all’assemblea - le ronde del Carroccio con il controllo del territorio? La tutela della legalità dev’essere affidata alle forze dell’ordine, non a ronde organizzate dai cittadini: questa è una visione primitiva dell’ordine pubblico». Infine è un «peccato mortale», chiude il leader Udc, «lasciare il monopolio della questione morale alla sinistra», che dopo la norma sulle prescrizioni «dovrebbe fare centomila girotondi contro se stessa». Insomma, i centristi vanno su una strada autonoma ma comunque parallela alla Cdl, conferma il segretario regionale Luciano Ciocchetti. Che, quanto alle prossime amministrative, annuncia: «Non vediamo motivi per cambiare le attuali alleanze, valuteremo caso per caso e preferibilmente ricercheremo accordi con i partiti che fanno parte dell’attuale opposizione».