L’Udc sposa la Rosa e stavolta Casini butta il suo simbolo

Dopo il no a Berlusconi i centristi verso l’intesa con Baccini e Tabacci: ecco la lista "Costituente di centro". Il segretario sarà Pezzotta. Altro forfeit: lascia Galati

Roma - Vontrasti e diffidenze alla fine sono stati superati. E il matrimonio di necessità tra Udc e Rosa Bianca è stato celebrato. Certo nella definizione dell’accordo manca ancora un tassello fondamentale: quello delle liste, con la definizione del metodo da adottare nella distribuzione dei seggi. Ma appare ormai certo che le due formazioni si presenteranno insieme alle politiche sotto un unico simbolo e un solo candidato premier, puntando sul nome più noto, quello di Pier Ferdinando Casini. L’accelerazione, dopo il grande freddo dei giorni scorsi, è arrivata improvvisa. D’altra parte entro domenica vanno depositati i simboli delle liste e quindi il tempo per decidere apparentamenti, desistenze e coalizioni è ormai strettissimo. E i calcoli, compiuti sui sondaggi di queste ore, lasciano intravedere la possibilità di raggiungere tra i 30 e i 40 seggi tra Camera e Senato.

Sulla scheda gli elettori troveranno lo Scudocrociato con la scritta «Costituente di centro». E segretario della neonata formazione sarà Savino Pezzotta. Come dire che, alla fine, il simbolo Udc non ci sarà e verrà a cadere uno dei punti irrinunciabili su cui i centristi avevano fondato la decisione di restare fuori dal Popolo della libertà. Inoltre all’indomani delle elezioni dovrà partire una fase costituente che possa trasformare quello che ora appare soltanto come un cartello elettorale in una vera e propria formazione politica. Il futuro, però, è tutto da definire mentre quel che è certo è che l’accordo nazionale non verrà replicato a livello locale. La Rosa Bianca, infatti, presenterà il proprio simbolo in Sicilia - dove l’Udc è alleato con il Pdl - e farà lo stesso a Roma dove dovrebbe correre Mario Baccini per il Comune di Roma e lo stesso accadrà in molte altre province. Alla nuova formazione, inoltre, parteciperanno anche ex popolari come Gerardo Bianco e associazioni come Italia popolare di Alberto Monticone.

Quella di unirsi all’Udc alle elezioni è stata, da parte dei vertici della Rosa Bianca, «una decisione unanime, anche sofferta ma di cui siamo politicamente convinti» spiega Bruno Tabacci. La Rosa Bianca, peraltro, «continuerà a spingere con tutte le sue energie per un rinnovamento della politica italiana nell’interesse generale. E poiché siamo convinti del nostro progetto - spiega il parlamentare lombardo - laddove l’Udc a livello di elezioni regionali sarà alleata del centrodestra, noi saremo presenti con il nostro simbolo, la Rosa Bianca, e i nostri candidati in completa autonomia e andremo contro sia il centrodestra che il centrosinistra. È quanto faremo in Sicilia, in Friuli, a Roma e in molte altre città in cui ci saranno le elezioni amministrative nei prossimi mesi».

Questo è quanto avverrà nell’immediato mentre «nel lungo termine si avvierà la costruzione di un nuovo soggetto politico». Per questo la Rosa Bianca lancia un appello «a tutti i liberi e i forti» per la realizzazione delle costituente di centro perché «c’è la possibilità di partecipare per tutti i soggetti che abbiano le nostre stesse intenzioni. È un appello a tutte le intelligenze». Anche a Ciriaco De Mita che ha polemicamente abbandonato il Pd? «De Mita quanto a intelligenza, non è secondo a nessuno». E Mastella? «No comment» taglia corto Baccini. L’ex ministro della Funzione Pubblica, comunque, assicura che quello della Costituente di Centro non sarà un tentativo di «rifare la Dc. Ci siamo messi in discussione e senza paracadute abbiamo lanciato la sfida di rompere questo schema bipolare malato», per «offrire una alternativa agli italiani che non si rassegnano a votare o lui o l’altro. Non dobbiamo sprecare questa occasione storica». Baccini non accetta l’idea di un «ritorno alla base», ovvero alla casa madre di Via Due Macelli. «Noi non siamo fuoriusciti, siamo rimasti legati a un progetto e a un’idea. Prendiamo atto che il tempo ci ha dato ragione e gli amici dell’Udc sono tornati sulle nostre posizioni». Nel frattempo, però, il partito di Casini perde un altro tassello. L’ex sottosegretario Pino Galati «assieme ai suoi amici dell’Udc calabrese» aderisce, infatti, al Popolo delle libertà e «accoglie la sfida lanciata da Berlusconi» con un’ambizione: quella di «partecipare come protagonisti a un progetto politico essenziale per il futuro del Paese».