L’Udc strizza l’occhio a Pisapia Palmeri no: «Noi opposizione»

Pierferdinando Casini esce dal salone dell’hotel Michelangelo e prende a braccetto un amico con gessato e cravatta arancione e lo vezzeggia: «Dai Papino, facciamo così». «Papino» è una vecchia volpe della Dc locale, Salvatore Papa. Dopo qualche mal di pancia si sarebbe deciso ad affiancare, alla guida dell’Udc provinciale, l’astro nascente, Alessandro Sancino. Bocconiano, 29 anni, che parla di Mario Monti strappa un applauso citando Giulio Andreotti. È il congresso comunale dell’Udc. Gli iscritti acclamano segretario il coordinatore uscente, Pasquale Salvatore, che incassa il riconoscimento di Casini: «Mi è stato vicino sempre. E la scelta fatta alle Comunali ha penalizzato lui». La scelta è stata rompere con il centrodestra e Letizia Moratti. Così l’Udc si è ritrovata ai minimi termini percentuali e senza un suo consigliere - rappresentata dal candidato sindaco del Terzo polo, il finiano (ed ex Pdl) Manfredi Palmeri. Una debacle cui si è aggiunto un mezzo pasticcio combinato dai rutelliani: il presidente dell’Api (ed ex Udc) Bruno Tabacci, è andato a infilarsi nella giunta Pisapia, così che il Terzo polo si trova nell’imbarazzante situazione di avere un assessore senza stare in maggioranza. Un’ambiguità da risolvere, ammettono tutti. «Due nodi da sciogliere» dice dal palco Savino Pezzotta, segretario regionale. Il secondo nodo si chiama Palmeri, che si è candidato contro Pisapia e non ha nessuna voglia di fare da ruota di scorta. Ma è subito chiaro che, dentro l’Udc, la soluzione del rebus non prevede uscite dalla giunta, semmai un rapporto più stretto e collaborativo. «Non tocca a me decidere», sorride Pezzotta, che vorrebbe forse una terza via: né in maggioranza né all’opposizione. Votando atto per atto. E Palmeri? «Se avesse un rapporto più stretto con noi non sarebbe male - dice nel suo discorso. Palmeri infatti, non ne vuol sapere, e lo conferma al congresso di Fli in corso Magenta. Alla fine Palmeri esprime «piena soddisfazione per l’esito del dibattito che conferma la linea politica di opposizione alla giunta Pisapia» e di «diversità» da quello che chiama «il vecchio centrodestra». E rimarca che la posizione «è stata sostenuta sia dai dirigenti sia dagli attivisti, che anzi hanno evidenziato con maggior enfasi di quanto oggi abbia fatto io, la non appartenenza alla maggioranza di sinistra che oggi governa Milano». Insomma, niente strizzate d’occhio a Pisapia, la prospettiva resta alternativa alla sinistra.
Pezzotta intanto, sceso dal palco si fa più chiaro: «O Palmeri rappresenta tutti o si accomodi», avverte più schiettamente fuori dal salone. «È uno stimolo», traduce minimizzando Pierluigi Mantini, il deputato arrivato dal Pd che ora vuole larghe intese con tutti, da Pisapia a Formigoni. E proprio il Pd porta il suo saluto affettuoso con il segretario metropolitano Roberto Cornelli, mentre il sindaco spedisce al Michelangelo il suo capo di gabinetto, Maurizio Baruffi.
Casini, dunque, non fa altro che la sintesi: si produce in un discreto elogio del sindaco: «L’ho conosciuto da deputato - racconta dal palco - lo stimo come persona e ne apprezzo l’anticonformismo. Se c’è un garantismo di sinistra lo dobbiamo a lui». Apre, prima di un colpo di freno: «Come sindaco non lo so, vedremo. Valuteremo atto per atto senza pregiudizi ma senza sconti». Lo presenta come un parziale stop a Pezzotta, che parlando con i giornalisti, è arrivato alla stessa conclusione: «Atto per atto». Lo spiega anche Salvatore: «Opposizione costruttiva. Se ci saranno misure innovative avranno tutta la nostra attenzione». Palmeri permettendo.