L’UDC SULLA PORTA DELLA CASA

Non abbiamo mai sparacchiato a caso sull’Udc. Anzi, abbiamo riconosciuto i meriti dei dirigenti centristi - a partire dal deputato Vittorio Adolfo - quando c’erano, ed abbiamo censurato i comportamenti dei dirigenti centristi - a partire dal consigliere regionale Fabio Broglia - quando andavano censurati.
Qui al Giornale di Genova, abbiamo (e io, in particolare, ho) tanti difetti, ma non quello della scarsità di memoria. Non dimentichiamo le esternazioni di Marco Follini e di Bruno Tabacci, il loro refrain sulla «discontinuità» eternamente uguale a se stesso, il loro disfattismo, il loro continuo attaccare Berlusconi, le loro previsioni. Si è visto come è andata a finire.
Non dimentichiamo la gestione delle suppletive del collegio 10 che portarono alla candidatura di Suriani, sostenuto da Tabacci. Si è visto come è andata a finire.
Non dimentichiamo nemmeno la gestione di molti enti locali che vedono l’Udc, soprattutto nel Tigullio, ma non solo, su posizioni differenziate rispetto al resto della Casa. Posizioni politicamente legittime, per carità. Ma posizioni che lasciano sconcertata una parte dell’elettorato del centrodestra. Si è visto come sono andate a finire le ultime elezioni di quei Comuni.
L’appoggio di un consigliere provinciale all’Udc alla giunta di Rapallo (non appoggiata dall’Udc alle elezioni) è la punta di quest’iceberg. E non mi riferisco agli ultimi casi, non mi interessano neppure. Il mio discorso è squisitamente politico. E, su Rapallo, vale anche per i due consiglieri leghisti.
È tempo di dire se si vuole restare in Casa o se se ne vuole uscire. Stare sulla porta è troppo comodo.