L’Udc vuol cancellare i sospetti «Non andremo con la sinistra»

Baccini: «Siamo stanchi d’essere demonizzati dagli alleati»

nostro inviato a Fiuggi
È una sorta di vertice a cielo aperto tra i maggiori azionisti della Casa delle libertà quello che va in scena nell’incontro clou di giornata alla Festa della Vela. Un confronto chiarificatore e «spazzasospetti» dopo i tanti piccoli e grandi dissidi che hanno contrassegnato la lunga estate calda vissuta all’ombra della Casa delle libertà da parte dei centristi. L’arbitro-giocatore è il padrone di casa Mario Baccini che accoglie con parole affettuose gli «alleati» Gianfranco Fini e Sandro Bondi, ma anche gli ospiti «dialoganti» Dario Franceschini e Walter Veltroni. L’ex ministro della Funzione Pubblica esordisce, però, con una «puntualizzazione» decisa, quasi tonante, con cui rispedisce al mittente i tanti sospetti che hanno circondato la navigazione estiva del suo partito.
«Siamo stanchi di essere tacciati come quelli che vogliono passare dall’altra parte. Diciamolo una volta per tutte: non siamo disposti a passare di là. E anche le lusinghe dell’Unione a Follini e ad altri certo non portano acqua al dialogo». Un affondo che suscita subito una contro-puntualizzazione da parte di Gianfranco Fini. «Caro Mario, io non credo ci sia stata alcuna demonizzazione dell’Udc da parte degli alleati. Non è che ogni volta c’è qualcuno che non vi capisce. Non è che a volte sarete voi che non vi spiegate bene?». E Baccini di rimando: «Allora ci spiegheremo meglio. Sempre che qualcuno ci voglia davvero ascoltare». Fini si toglie la giacca. Baccini fa lo stesso. E Walter Veltroni coglie la palla al balzo per una battuta: «Sicuri che qui non va a finire male?». E il leader di An di rimando: «Ma no, è la destra che dà l’esempio e Baccini che segue».
Concluso il siparietto scherzoso, la politica conquista la scena. Il primo a prendere la parola è Sandro Bondi. Il coordinatore azzurro si dichiara «messaggero di pace». Attacca una sinistra «che ha il culto del potere per il potere, una sinistra di un cinismo impressionante, in una grave crisi culturale». E poi tende la mano all’alleato centrista. «Pensiamo che l’Udc legittimamente pone questioni con cui dobbiamo confrontarci in maniera serena. Penso che la nostra vera prospettiva politica sia quella di lavorare insieme, perché l’Udc fa già parte del Ppe. Naturalmente, però, non siamo disposti a mettere in discussione la leadership di Berlusconi perché quella dipende dal suffragio elettorale». Il pubblico applaude mentre riserva una robusta dose di fischi a Dario Franceschini che rivendica il diritto di abrogare le leggi approvate dal centrodestra. Un’accoglienza calda tocca anche a Gianfranco Fini che pure non fa sconti e parla chiaro al popolo centrista. «Discutere la leadership di Berlusconi non ha senso perché gli elettori di centrodestra e credo la totalità degli elettori dell’Udc chiedono alla coalizione di essere unita e di fare di tutto per fare durare il meno possibile il governo Prodi. Io credo che le elezioni si vincono al centro ma spesso si sta al centro per buttarsi di qua o di là in base al vento che tira. Io credo che se ripensare il centrodestra vuol dire ad ogni costo trovare motivi di differenziazione, si finisce solo per indebolire l’opposizione in un momento in cui l'opposizione ha molte frecce al proprio arco».
La chiusura è affidata a Rocco Buttiglione che dopo «l’equivoco» del giorno prima sulla citazione di Carl Schmitt tesse l’elogio di Silvio Berlusconi. «Certo Berlusconi è un’anomalia ma è la conseguenza di altre anomalie più gravi come Mani Pulite. In questa situazione onore a Berlusconi che è sceso in campo e si è dimostrato un uomo straordinariamente intelligente. Abbiamo tutti motivo come italiani di essere grati a Berlusconi. Ma il problema politico del Paese non può essere soltanto la fedeltà a Berlusconi». Il punto è un altro: «Avere alleanze più coese e magari meno estese». Fermo restando che «per vincere le elezioni sarebbe bastato poco: fare l’accordo con i Pensionati di Fatuzzo».