L’Udc vuol ricucire lo strappo

Una colpa grave, per Enrico Cimaschi, dirigente d’azienda, essere etichettato - a posteriori! - come esponente del centrodestra e, peggio ancora, come cattolico praticante, impegnato nel volontariato e nelle attività di assistenza e sostegno ai servizi sociali. Tanto grave, la colpa - sarebbe meglio dire, a questo punto: «tanto gravi le colpe» -, che Cimaschi, nominato dalla giunta regionale di centrosinistra nella commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo, il Corerat, è stato subito ricusato. Non si sa ufficialmente con quali motivazioni. E solo oggi, nella riunione convocata da tempo della commissione nomine in via Fieschi, l’interessato-ricusato forse saprà se potrà entrare regolarmente in carica o dovrà rinunciare definitivamente. Una vicenda oltre i limiti del paradosso, anche perché risulta, dai verbali della seduta di «intronizzazione», che Cimaschi sia stato nominato all’unanimità dei presenti in giunta. Per la precisione: al termine della (breve) discussione che si è svolta in data 9 settembre 2005, relatore lo stesso presidente Claudio Burlando, hanno votato a favore dell’ingresso del manager genovese nel Corerat lo stesso Burlando, e gli assessori Maria Bianca Berruti, Margherita Bozzano, Luigi Merlo, Fabio Morchio, Giovanni Battista Pittaluga, Carlo Ruggeri, Giovanni Vesco e Franco Zunino. Senza che nessuno sollevasse eccezioni. Il verbale recita testuale: «La giunta delibera di scegliere quale esperto regionale nella Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo il dottor Enrico Cimaschi». Punto.
Esperto sì, Cimaschi, ma col difetto di essere collocato politicamente nel centrodestra (in Forza Italia) e confessionalmente in campo cattolico. Solo che il centrosinistra scopre tutto dopo la seduta di giunta. E scatta la «rappresaglia»: quando la delibera sul suo nominativo arriva alla commissione nomine, la maggioranza, messa sull’avviso, chissà, da qualche gola profonda, decide di approfondire e scopre quello che non s’aspettava. «Cimaschi non solo è di destra, ma è quello che ha contribuito, fra l’altro, a produrre al legge sugli oratori, a rilanciare i cinematografi parrocchiali. E scusate se è poco». Bisogna eliminarlo, dal Corerat s’intende. Ma le cose non sono così semplici. Si deve studiare la forma e la sostanza, mica si può buttare una delibera perché uno già nominato risulta non allineato al potere. Comincia il balletto, che abbiamo seguito puntualmente e puntigliosamente su queste pagine. Si cerca un escamotage per uscire fuori dalle secche. La pratica in commissione subisce due rinvii, «per ulteriori approfondimenti». Il consigliere Gianni Macchiavello (Per la Liguria) ironizza: «Ma che cosa c’è da approfondire? Qui c’è solo accanimento ideologico. A meno che al centrosinistra non facciano paura i cinematografi parrocchiali...». Fatto sta che Cimaschi resta al palo. Ma l’unico che non si preoccupa è proprio lui: «Non mi danno certo per ottenere la carica - dichiara -. Confermo invece che sono pronto a far parte attiva del Corerat, anche per la proficua esperienza maturata a suo tempo nel Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni. Il resto è solo polemica. Di pessimo livello».