Ma l’Udeur non ci sta: «Caso ancora aperto»

Il capogruppo alla Camera: «Ci vuole trasparenza verso gli italiani. Sircana deve chiarire che cosa è successo»

da Roma

A mezzogiorno di ieri in Transatlantico è esplosa una bomba. Mauro Fabris, capogruppo dei deputati del Campanile, dichiarava che con la pubblicazione delle foto e le spiegazioni fornite da Silvio Sircana, lungi dal chiudersi la situazione si fa anzi «piuttosto delicata»: sinora ogni «valutazione» è stata lasciata al portavoce unico e al premier, ma «prima o poi» si dovrà «fare una riflessione interna alla maggioranza». Il motivo? Garbatamente ma senza perifrasi, Fabris mette il dito nella piaga: «Forse si è troppo insistito all’inizio dicendo che quelle foto non ci fossero, che non fossero vere e che non fosse lui».
Una bomba dicevamo, perché ogni dubbio o perplessità, non diciamo le critiche aperte, viene vissuto in queste ore da Romano Prodi come un tradimento personale. Così, poco dopo, Fabris s’è dovuto affrettare a «ribadire la completa fiducia del gruppo parlamentare Udeur e mia personale nei confronti del portavoce del governo, Silvio Sircana». Le critiche a come questa vicenda è stata gestita da Palazzo Chigi però, restano tutte. E Fabris le ribadisce, spiegando che «c’è un problema di trasparenza e di correttezza nei confronti degli italiani».
Allora, onorevole Fabris, bisogna «aprire una riflessione» nell’Unione, sul caso Sircana?
«Di fatto è già aperta, ne stanno parlando tutti... Registro una situazione che è nei fatti, nell’Unione e fuori dell’Unione».
Dice che c’è disagio nel centrosinistra, pur se ufficialmente nessuno lo dice?
«Ho visto che ora Massimo Donadi, il capogruppo di Italia dei Valori, suggerisce sollecitando le dimissioni, cosa che noi non abbiamo fatto».
Non lo avete fatto formalmente, anzi Mastella smentisce indignato di consigliarle. Però sia sincero, se queste dimissioni arrivassero non sarebbe certo l’Udeur ad alzar barricate per respingerle.
«Noi le dimissioni di Sircana non le abbiamo chieste e non le chiederemo».
Però?
«Non credo di essere l’unico in Parlamento che ha registrato solidarietà nei confronti del collega Sircana, ma allo stesso tempo non sono l’unico parlamentare a registrare comunque che c’è la necessità di chiarire bene e definitivamente che cosa è successo».
A questo punto, con le foto e le ammissioni di Sircana, non c’è ancora molto da chiarire. O no?
«Il merito dei fatti non mi interessa,ormai sono noti e non sarò certo io ad esprimere giudizi. Il problema non sta in quelle foto. Il problema sta nella gestione politica e mediatica, anzi politica tout court, che della vicenda è stata fatta. Ad esempio, mi piacerebbe sapere perché il fotografo Max Scarfone sia giunto a smentire l’esistenza di quelle foto, e a ridurre la portata delle intercettazioni che riguardavano la vicenda, come fosse un gioco tra fotografi».
Immagino non sia il solo, a coltivare curiosità del genere.
«Le perplessità di questo genere, le colgo anche negli stessi 104 colleghi che pure avevano firmato il documento di solidarietà».
C’è qualche altra urgenza, oltre alla “riflessione“?
«Al di là di questo, e degli aspetti politici che ci toccano come Unione e che vanno definiti, rimane l’urgenza di approvare la legge sulle intercettazioni, il cui esame è stato concluso in commissione, e che da venti giorni è nel calendario dell’aula. E’ un provvedimento largamente condiviso da tutte le forze politiche, e non è vero che sia stato insabbiato, ha sofferto soltanto delle lungaggini parlamentari. Ma il problema che queste cose non si ripetano, esiste ed è serio. Bisogna impedire che venga violata la vita privata delle persone non sottoposte a indagine, da Sircana ad Aida Yespica, per poi poterle ricattare».
Come giudica che Sircana si sia finalmente spiegato, ma esclusivamente con una lettera alla Stampa e un’intervista a Repubblica, tagliando fuori tutti gli altri media?
«Il comunicatore è lui. Anzi, il portavoce».
A Palazzo Chigi fanno ora mostra che l’affaire sia chiuso qui. Lei ci crede?
«Se lo dicono a Palazzo Chigi...».