«L’Udeur non voterà la Gentiloni»

«È un testo contro il Cavaliere e ci sono anche i rilievi della Ue: così non va. Palazzo Chigi non ponga la fiducia: ora basta forzature»

da Roma

Il giorno dopo l’approvazione dell’art. 3 «emendato» del ddl Gentiloni scoppia la rabbia dell’Udeur. E il capogruppo alla Camera, Mauro Fabris, promette: «Non voteremo mai un testo impregnato di anti-berlusconismo. In questa fase è stato dato spazio alla sinistra radicale ma in aula cambieremo una legge che rischia di essere sanzionata a livello europeo».
Onorevole Fabris, con un blitz in Commissione a colpi di emendamenti l’Unione ha accentuato il carattere anti-Mediaset del ddl Gentiloni. L’Udeur condivide questa scelta?
«No. Questo inasprimento è passato senza essere stato prima discusso all’interno della maggioranza. Bisognerà chiarirsi perché già eravamo in una situazione di confronto aperto e ora se ne escono con queste novità sull’art. 3. Già sull’art. 2 conserviamo riserve pesanti. Ci riserviamo di emendarlo in aula alla Camera e poi al Senato. Avremo modo di dire quello che pensiamo e denunciare i rischi che si corrono a livello di sanzioni europee».
Cosa pensa della corsia preferenziale che è stata tracciata per assegnare le frequenze terrestri di Raidue e Retequattro a ReteA e Europa7? La Cdl parla di un regalo al gruppo l’Espresso.
«Il retropensiero di una restituzione di cortesie non può non venire alla mente, tanto più che la causa di Europa7 viene sponsorizzata da anni da Antonio Di Pietro. Ma non è detto che finisca così. Una legge scritta in questo modo rischierebbe di essere impugnata dagli altri soggetti interessati e discriminati. E poi non si può fare una legge che esprima intenti risarcitori. La legge deve tutelare interessi generali».
Politicamente come spiega questa recrudescenza di anti-berlusconismo? Il governo in difficoltà cerca di riesumare eccessi e parole d’ordine girotondine?
«Se prima dicevamo che non si poteva fare opposizione soltanto in virtù di un antiberlusconismo militante, oggi diciamo che non si può governare solo con l’antiberlusconismo. Non vorrei che questa impostazione si rendesse necessaria per distinguersi anche all’interno della sinistra radicale. Si parla di “Banda dei quattro”. Ma poi è difficile distinguere tra i quattro. Noi siamo contrari a tutto questo e non soltanto per amore dell’equilibrio e della giustizia ma anche perché troviamo politicamente sbagliato insistere su un antiberlusconismo stantio».
È ipotizzabile che sul ddl Gentiloni venga posta la fiducia?
«Il rischio c’è. Ma noi cercheremo di far ragionare la parte ragionevole della maggioranza. Non si può pensare di approvare un ddl di questo tipo. Ci sono i rilievi di Catricalà di cui tener conto e quelli dell’Ue. Bisogna immettere elementi di moderazione».
Al Senato l’Udeur può risultare decisivo. Come vi regolerete?
«Io non so se verrà posta o meno la fiducia. Io credo che il tempo delle forzature debba finire perché poi rischiamo di pagarle come accaduto sulle concessioni Tav dove rischiamo di pagare un miliardo di euro di penali. La definizione di posizione dominante è un punto cardine degli interventi Ue. Se ne imponiamo per legge una originale rischiamo di incorrere in procedure di infrazione costosissime. Qui si parla di cose oggettive. Catricalà, che mi sembra uomo di buon senso ed equilibrio, ha avvertito che l’idea di prefissare dei limiti allo sviluppo di un’azienda è una cosa che non si può fare. Ma il ddl Gentiloni fa esattamente questo».
Se l’orientamento della maggioranza fosse quello di andare al muro contro muro come vi regolereste?
«Il punto è che non siamo di fronte a un percorso lineare. Si fanno cose che danno ragione a chi coltiva il sospetto che si voglia favorire qualcuno attraverso la legge. Si disegnano provvedimenti che aprono il campo a tanti dubbi formali, sostanziali e normativi. In queste ore si è fatta una prova di forza ma a settembre-ottobre le Camere avranno davanti a loro la Finanziaria e ci sarà tempo e modo per discutere di questo provvedimento in maniera più approfondita. L’Udeur non accetterà di votare un ddl di questo tipo».