L’udienza

Fisico atletico e look impeccabile, il Capitano arriva presto in Tribunale. Sono passate da poco le nove, quando Paolo Maldini si presenta davanti all’aula del palazzo di giustizia per prendere parte all’udienza preliminare che lo vede imputato - assieme a un’altra cinquantina di persone - dei reati di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. In breve, l’ex difensore del Milan e della nazionale avrebbe dato dei soldi a un funzionario dell’Agenzia delle entrate per evitare controlli fiscali e allo stesso dirigente si sarebbe affidato per una verifica illecita riguardo a un’operazione immobiliare che stava mettendo in piedi in Toscana.
«Sono contento - dice Maldini alla selva di cronisti e telecamere in attesa nel corridoio del tribunale - perché finalmente riuscirò a dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti contestati. Io sono parte lesa - insiste -, anche se sono diventato indagato». Ad ogni modo, «mi sono subito messo a disposizione della magistratura dopo aver saputo dell’inchiesta dai giornali». Qualche parola la aggiunge anche il suo legale, l’avvocato Danilo Buongiorno. «Non chiederemo alcun rito alternativo, abbreviato o altro», spiega. «Ci difenderemo dall’accusa dimostrando che è successo esattamente il contrario». Ossia, secondo la ricostruzione della difesa, sarebbe stato lo stesso funzionario dell’Agenzia delle entrate, Luciano Bressi, a sottrarre soldi dalle casse della società (la Velvet) di Paolo Maldini e di sua moglie. «Abbiamo già presentato una denuncia-querela penale nei confronti di Bressi», insiste l’avvocato.
Ma dall’aula del palazzo al prato di San Siro, il passo resta breve. Toppi vent’anni a calcare l’erba del Meazza per non tornare a parlare di Milan. Prima, un pronostico sul campionato, alla faccia della scaramanzia. «Il Milan vincerà lo scudetto - scommette Maldini -, il gioco può ancora migliorare e poi non c’è più l’Inter fortissima degli ultimi anni». Ovviamente «sono un tifoso del Milan», ma al di là delle ragione del cuore «i segnali sono già incoraggianti». Poi, una battuta su Ronaldinho, il campione brasiliano «pizzicato» fuori dal un ristorante alle due di notte. Per dirla col suo allenatore Allegri, «non una cosa da atleti». Ma il capitano difende il fantasista. «I brasiliani sono abituati ad andare al ristorante e cenare tardi, nessuna notte brava». E comunque, «capitava anche a me di far tardi a cena, ma questo non significa non allenarsi e non far vita da atleta». Anche se Maldini, a 37 anni, correva più di Ronaldinho, che di anni ne ha 30. Insomma, «è un caso montato, per me non c’è niente di male».
Di nuovo, dal campo al tribunale. Il gup Luigi Varanelli si è ritirato in camera di consiglio per valutare l’eccezione ed altre questioni preliminari. Scioglierà la riserva in occasione della prossima udienza, fissata per il 13 gennaio.