L’Udinese cala il tris e parte in fuga solitaria

«Oh - fa Guidolin -, nessun allenatore ha messo l’Udinese fra le possibili vincitrici dello scudetto, quindi non venitemi a parlare di scudetto. Io mi fido dei colleghi, loro ci capiscono di calcio». Si è girato e ha guardato dietro, più che una risposta da scafato è una sfida a tutta la muta che segue, e qualcuno potrebbe esserci rimasto male. L’Udinese è prima e finora ha preso un gol, El Sharaawy a San Siro. C’è qualcosa che non torna perché questi dietro giocano a tre e con questo modulo qualcuno con gente più importante, c’ha lasciato dopo tre giornate tirando in piedi un casino che metà bastava. Samir Handanovic, Mehdi Benatia, Danilo Lavangeira e Maurizio Domizzi, sono costati la bellezza di 4 milioni e 240 mila euro, e i primi due ne valgono già almeno trenta. Bisognerebbe istituirlo e dare poi ai Pozzi il primo Pallone d’Oro per presidenti, senza star qui a fare altri calcoli quando a inizio estate per Sanchez, Inler e Zapata sono entrati quasi 65 milioni a far cassa. E poi un altro a cui bisognerebbe riconoscere qualcosa è Francesco Guidolin, uno che si lamenta sempre ma non si deprime mai quando gli sfasciano il gruppo e gli chiedono di ricominciare daccapo.
Ieri comunque il Novara non vedeva l’ora che finisse, non è questione di punteggio, è che sugli spalti c’era tutto il Friuli in piedi a battere le mani e Antonio Di Natale giù sul prato a giocare con Dellafiore e Centurioni. Bisogna anche dire che il Novara era in piena emergenza e Tesser aveva dovuto ribaltare tutto iniziando dallo sfortunato Ujkani che domenica scorsa aveva lasciato giù una serie di incisivi e molari dopo scontro nella sua area. La difesa piemontese non è stata eroica, Dellafiore si è fatto incantare da Armero che sulla sinistra prima ha perso la palla poi l’ha riconquistata grazie all’esterno di Tesser che è praticamente svenuto in piena area. Palla a Di Natale, 1-0. E sul gol di Domizzi la deviazione di Garcia, di spalla e un po’ di nuca, è sembrata decisiva nella traiettoria che ha beffato per la seconda volta Fontana.
Era il 40’ scarso e nessuno ha pensato che la partita fosse ormai chiusa perché onestamente non è mai iniziata. Morimoto, l’unica punta di Tesser, ha corso per un’ora come un disperato e si è straguadagnato la sufficienza, ma Handanovic ha dovuto solo alzare sopra la traversa un colpo di testa di Granoche, intervento fatto con una mano sola, quasi per tenere lì l’avversario e meritarsi qualcosa anche lui. Pare che vada via sicuro a fine stagione, il suo agente Federico Pastorello ha detto che sta disputando un’annata indimenticabile, meglio sfruttare l’onda, lo vogliono in Premier, altre grandi di Spagna e in Italia c’è il Milan sempre più preoccupato dalle esibizioni di Abbiati. Lo muove e gli quadrupla come minimo l’ingaggio. Anche il franco-marocchino Benatia ha le valigie in mano, come Isla. Poi sarebbe da chiederci che valore hanno realmente Asamoah e Armero. Ieri in fascia sinistra hanno costruito i tre punti del comando. Danno l’idea di giocare senza pressione addosso, così, come capita. Da un’altra parte, chiusi in schemi rigidi, diventano un’incognita. Ieri mancava lo squalificato Pinzi, uno ritenuto fondamentale nel gioco di Guidolin, invece nessuno se ne è accorto. Sopra tutti un certo Totò Di Natale, un Gerd Muller senza il suo colpo di testa. Con la doppietta al Novara, il secondo gol su punizione con palla accarezzata, è arrivato a 136 in serie A e 6 in questa stagione che gli valgono il primato nella classifica cannonieri. E il fatto più straordinario è che ne ha sbagliati di più facili, tipo solo davanti a Fontana, piattone alto.
Comunque Guidolin ha poi spiegato perché crede ai suoi colleghi che capiscono di calcio: «Nello spogliatoio abbiamo una specie di calendario dell’Avvento con il nostro obiettivo che rimane quello dei 40 punti, la quota salvezza. Ogni partita poi lo aggiorniamo». Da ieri ne mancano 25, mercoledì vanno al San Paolo.