L’Ue accoglie Romania e Bulgaria

Roberto Fabbri

Due nuovi membri per l’Unione Europea, che fra tre mesi conterà 27 Paesi aderenti. La Commissione Europea ha detto sì ieri all’ingresso di Romania e Bulgaria dal prossimo 1° gennaio, e dovrebbe trattarsi dell’ultimo allargamento dell’Ue per diverso tempo. Almeno nelle intenzioni del presidente della Commissione José Manuel Barroso, che ha parlato di «conquista storica che contribuirà e rendere l’Unione più forte e più sicura», ma ha ripetuto che dopo l’ingresso di Bucarest e Sofia non dovrebbero esserci altre adesioni prima di una necessaria riforma delle istituzioni comunitarie. Di diversa opinione il commissario (l’equivalente di un ministro) all’allargamento Olli Rehn, che ha assicurato ai «candidati ufficiali» Croazia e Turchia e agli altri Paesi balcanici aspiranti che l’Unione Europea non fermerà il processo di allargamento.
L’accoglimento di Romania e Bulgaria nella sempre più vasta famiglia europea non è comunque cosa fatta con il semplice sì della Commissione. Questo è infatti una sorta di raccomandazione ai Venticinque di ratificare il trattato di adesione dei due nuovi Paesi membri: finora quattro Paesi (Germania, Francia, Belgio e Danimarca) non lo hanno ancora fatto, ma dovrebbero provvedere entro ottobre. Ma quel che più conta è che la Commissione Europea ha elencato una serie di severe condizioni alle quali Romania e Bulgaria dovranno sottostare per ottenere l’ammissione all’inizio del 2007. Bruxelles chiede risposte chiare e fatti concreti in tema di corruzione e repressione del crimine organizzato, ma anche sul rispetto degli standard europei sulla sicurezza dei prodotti alimentari, sull’indipendenza del sistema giudiziario e sulla trasparenza della gestione dei generosi aiuti economici comunitari: la Commissione minaccia di congelarli se Bucarest e Sofia non adegueranno la loro legislazione in materia. E in ogni caso si riserva il diritto di applicare sanzioni sui due nuovi Paesi membri per tre anni se non soddisferanno le richieste di Bruxelles.
Non è tutto. Diversi Paesi della «vecchia Ue» sono preoccupati per una possibile ondata migratoria di romeni e bulgari che potrebbe investirli dal 2007 e si preparano ad approvare leggi restrittive: questo vale in particolare per Gran Bretagna, Irlanda e Svezia, che da quando hanno aperto i loro mercati del lavoro ai dieci Paesi dell’Europa centro-orientale entrati nell’Ue nel 2004 si sono ritrovate alluvionate da centinaia di migliaia di immigrati più di quelli previsti. È comunque prevista anche per romeni e bulgari una moratoria di 7 anni del diritto di libera circolazione dei lavoratori.