L’Ue all’Iran: rispondete all’offerta in settimana

da Teheran

Il consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) è riunito da ieri a Vienna: in agenda la crisi determinata dal programma nucleare iraniano. Ma tutti sanno che la parola è a Teheran, chiamata a rispondere all’offerta messa a punto dalla comunità internazionale nell’incontro del 1° giugno nella capitale austriaca. Fra le proposte, che non sono state rese pubbliche, rientrerebbe la fornitura alla Repubblica islamica di almeno una centrale nucleare ad acqua leggera e la possibilità di rifornirsi all'estero di uranio arricchito da usare come combustibile. Ma prima Teheran dovrebbe accettare di sospendere le sue attività di arricchimento dell'uranio, una condizione che i dirigenti iraniani hanno finora respinto. Una risposta ufficiale alle grandi potenze non è tuttavia attesa prima di qualche settimana, anche se ieri il responsabile della politica estera dell’Ue Javier Solana ha detto di aspettarsela «entro una settimana».
Al momento l'Iran ribadisce di non volere rinunciare alla tecnologia per l'arricchimento dell'uranio, sebbene si dica pronto a «rimuovere le preoccupazioni della comunità internazionale». «Abbiamo ottenuto l'accesso alla tecnologia del combustibile nucleare (cioè l'arricchimento dell'uranio, ndr) e non intendiamo negoziare sui nostri diritti legittimi e riconosciuti», ha affermato il portavoce del governo, Gholam Hossein Elham. Il portavoce si è limitato a giudicare come «un passo avanti da parte dei Paesi occidentali» la presentazione a Teheran di un pacchetto di proposte per cercare di risolvere diplomaticamente il contenzioso.
E intanto ieri, per la prima volta, un deputato iraniano ha detto che la sospensione dell'arricchimento potrebbe essere accettata «per un breve periodo». «Se le proposte del gruppo 5+1 - ha detto Rashid Jalali Jafari, membro della commissione politica estera e sicurezza nazionale del Parlamento - vanno nella direzione di aiutare i nostri interessi nazionali, non vi sarebbero problemi ad accettare una sospensione in un periodo limitato di tempo».
A Vienna il direttore generale dell'Aiea, Mohammed el Baradei ha lodato gli sforzi della comunità internazionale per arrivare a un accordo che tenga conto da una parte delle esigenze dell'Iran in tema di sicurezza, economia e tecnologia, e dall'altra di garanzie sui fini effettivamente civili del suo programma nucleare.
Ieri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad non ha detto nulla di nuovo sul tema del nucleare, ma ha invitato il ministro degli Esteri del governo palestinese in mano a Hamas a «continuare la resistenza». Da parte sua invece il dissidente Akbar Ganji, che per le sue critiche al regime è stato anni in carcere in Iran, ha detto di essere per la pace ma che «se Russia e Israele hanno diritto alle armi nucleari, allora anche l’Iran ce l’ha».