L’Ue allarga il cuneo fiscale e inguaia Padoa-Schioppa

Il commissario Kroes avvisa l’Italia: benefici estesi a tutte le imprese. E i 9 miliardi previsti non bastano. Il governo ora dovrà modificare il "cuneo fiscale" per evitare una
bocciatura da parte dell'Ue

Roma - Il governo dovrà modificare il «cuneo fiscale» per evitare una bocciatura da parte del commissario alla concorrenza Ue, Neelie Kroes. In particolare è sotto scrutinio la selettività decisa dalla Finanziaria riguardo i benefici fiscali per le imprese: ne sono infatti escluse le banche, le assicurazioni, le società che operano in regime di concessione o tariffa nei settori di energia, acqua, trasporti, infrastrutture, poste, telecomunicazioni, raccolta e depurazione di acque e rifiuti. Una diversità di trattamento che potrebbe configurare l’ipotesi di aiuti di Stato illegittimi verso le imprese per le quali vale il taglio del «cuneo».
La questione è delicatissima, sono in ballo somme molto rilevanti. Ieri si è tenuta a Bruxelles una seconda riunione tecnica, dopo quella dell’ultima settimana di febbraio, per discutere i punti in sospeso fra Roma e la Ue. Se l’Unione dovesse obbligare il governo ad allargare i confini del «cuneo», non basterebbero di certo i 9 miliardi complessivamente stanziati dalla Finanziaria (3,8 destinati ai lavoratori sotto forma di sgravi Irpef e assegni familiari su cui, come sappiamo, sono emerse fortissime perplessità; e 5,2 miliardi alle imprese, sotto forma di sgravi Irap). Formalmente, le misure del «cuneo» non sono state ancora notificate alla Commissione europea: lo saranno nei prossimi giorni, dopo di che si aprirà il negoziato formale fra Roma e Bruxelles. «La discriminazione sarà corretta, e l’Italia non andrà incontro a una sconfitta», dicono fonti diplomatiche italiane all’agenzia Ansa.
La soluzione potrebbe essere l’inclusione di concessionarie e di aziende di utility (ad esempio Autostrade, Eni, Enel, Telecom Italia) ai benefici del «cuneo», mentre resterebbe l’esclusione per banche e assicurazioni. Ma davanti all’Antitrust europeo pende ancora il ricorso delle compagnie assicurative italiane contro la discriminazione decisa dal governo.
Un simile compromesso potrebbe costare molto alle casse dello Stato: difficile fare numeri precisi, ma gli esperti parlano persino di miliardi di euro. Cifre simili avrebbero un impatto non del tutto trascurabile sui conti pubblici del 2007 e degli anni successivi. Per Tommaso Padoa-Schioppa, tuttavia, «l’emergenza dei conti pubblici può dirsi superata grazie alla correzione di bilancio più forte dal ’92, anche se - aggiunge - non è stato ancora ristabilito un pieno ordine». Il ministro parla a Madrid, nel corso di una colazione al Forum Nueva Economia della capitale spagnola. Secondo Padoa-Schioppa, la sfida italiana è ora quella della crescita economica: «Il 2006 ha chiuso al 2%, ma non c’è ancora la certezza di un ritorno alla crescita forte come quella di dieci-quindici anni fa». Padoa-Schioppa chiede di «avviare la contrattazione salariale del settore privato, mettendo al centro l’obiettivo della produttività».
Alle domande dei giornalisti stranieri sulla scarsa compattezza e sulla composizione eterogenea della maggioranza di governo, il ministro dell’Economia risponde così: «È vero, la sinistra radicale non era mai stata al governo, ma in questi mesi si è creata una sintesi che ha prodotto una politica coerente. La maggioranza non è una maionese che rischia d’impazzire, ma - conclude - un’ottima vinaigrette».