L’Ue amplia il fondo salva Stati In arrivo mille miliardi di aiuti

Ok dal Consiglio europeo: l’obiettivo è evitare il contagio della crisi dei debiti. Draghi dà credito al nostro governo: "Lettera coraggiosa, ora ci vuole rapidità"

Accordo faticoso, ma raggiunto. Il vertice straordinario del Consiglio Ue ieri a tarda sera ha raggiunto un’intesa sull’incremento della dotazione del fondo salva-Stati fino a mille miliardi di euro.
L’aumento della dotazione sarà ottenuto attraverso una leva finanziaria, cioè reperendo capitali sul mercato e confidando nella possibilità di ottenere ritorni sugli investimenti superiori al tasso di interesse. Si metteranno in gioco, secondo fonti Ue, 250-270 miliardi che resteranno nel fondo, mentre la sua dotazione attuale è di circa 440 miliardi. Il meccanismo a cui si sta lavorando dovrebbe portare a mettere in campo le forze dell’Ue e del Fondo monetario internazionale. L’operazione sarà pienamente definita solo quando verrà contestualmente trovata l’intesa sul salvataggio della Grecia.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy, però, si è già portato avanti e sta cercando di coinvolgere la Cina. Secondo fonti francesi, il presidente telefonerà nei prossimi giorni al suo omologo cinese Hu Jintao per approfondire l’argomento.
I negoziati, infatti, sono rimasti per buona parte della serata incagliata sull’entità della svalutazione dei titoli greci (40% per le banche europee principalmente coinvolte, 50-60% per i Paesi dell’Eurozona).
Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha invece illustrato l’altra parte dell’accordo relativa, alla ricapitalizzazione del settore bancario. «Entro il 30 giugno 2012 gli istituti di credito dovranno dotarsi di un capitale di alta qualità (il cosiddetto Core Tier 1) pari al 9% degli attivi», ha specificato sottolineando che «tale rapporto dovrà tenere conto di una svalutazione dei titoli di stato al loro valore di mercato al 30 settembre 2011». Per il settore bancario europeo è in arrivo una nuova ondata di aumenti di capitale.
Sulla materia è prevalsa l’interpretazione tedesca della cancelliera Angela Merkel: le banche dovranno ricorrere prima al settore privato, in seconda istanza agli Stati e solo come extrema ratio al fondo salva-Stati. Gli aiuti pubblici si dovranno adeguare al regime europeo valido per le situazioni di crisi economico-finanziaria. «La Commissione Ue - ha concluso Van Rompuy - applicherà le regole con proporzionalità: con queste misure si ripristina la fiducia».
Ma un segnale importante, soprattutto per l’Italia, ieri era giunto dal presidente in pectore della Bce, Mario Draghi, nel suo ultimo discorso da governatore di Bankitalia. Che ha interrotto il suo discorso alla «Giornata del risparmio» per evidenziare un argomento. «La lettera formulata dal governo italiano è un passo importante; è un piano di riforme organiche per lo sviluppo dell’economia italiana», ha detto aggiungendo che «si tratta ora di farle con rapidità e concretezza. Non nascondiamoci che si tratta di azioni coraggiose, che devono essere accompagnate dalla tutela delle fasce deboli che saranno toccate». Una delle azioni più importanti citate nella lettera all’Ue, ricorda a sua volta il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è il miglior uso dei fondi europei soprattutto a favore del Sud. L’Italia, spiega, è al terzultimo posto nell’utilizzo delle risorse europee, dopo Bulgaria e Romania, «e questo è inaccettabile». Il titolare del Tesoro ha ricordato inoltre che la tassazione sulle nuove iniziative imprenditoriali dei giovani, al 5%, è la più bassa del mondo.
Draghi ha letto la lettera «in anteprima», e forse ha contribuito alla sua stesura. Gianni Letta conferma che il governatore ha espresso un «giudizio positivo, e questo ci fa piacere» sul documento che, prima d’essere inviato alle autorità europee, ha subìto, come dice il sottosegretario alla presidenza, «qualche ritocco». Nel ricordare le molte cose da fare, Draghi non dimentica tuttavia di sottolineare i punti di forza del Paese, dal capo dello Stato, che rappresenta un punto di riferimento, al contributo che l’intero mondo bancario ha dato nell’affrontare la crisi. «Dalla consapevolezza di essere riusciti a fare cose che prima apparivano impossibili - afferma - traiamo coraggio». Parole e toni caldi da parte di un uomo che alcuni hanno definito glaciale.