L’Ue indaga sulle nozze di Suez

Il 28 giugno Parigi presenta il progetto di legge per la fusione

Paolo Giovanelli

da Milano

«La fusione Suez-Gaz de France va avanti» afferma il primo ministro francese Dominique de Villepin. E il ministro delle Finanze francese Thierry Breton annuncia che il governo di Parigi presenterà in Consiglio dei ministri il progetto di legge che consente allo Stato di perdere il controllo di Gdf il 28 giugno. Poi, a settembre, sarà sottoposto all’esame del Parlamento. Un rinvio rispetto alle speranze di affrontare la discussione già a luglio. Ma intanto l’Antitrust europeo decide di aprire un’indagine approfondita, che potrà durare tre o quattro mesi, sull’operazione: «Dobbiamo analizzare il caso in profondità per il suo alto profilo e la sua importanza» ha spiegato il commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes. L’operazione suscita «notevoli preoccupazioni» sotto il profilo della concorrenza «a tutti i livelli della catena di fornitura del gas e dell’elettricità in Belgio e a tutti i livelli della catena del gas in Francia» a causa delle «sovrapposizioni orizzontali» e dei «rapporti verticali» tra le attività delle due società, afferma la Commissione. Nelle scorse settimane sia il gruppo britannico Centrica sia Enel avevano inviato a Bruxelles dei rilievi contro il progetto sostenuto dal governo di Parigi. Dalla fusione potrebbe nascere uno dei più importanti gruppi energetici a partecipazione pubblica (c’è da tener presente anche Edf, sempre francese), che bloccherebbe l’eventuale Opa di Enel su Suez.
Sempre che la fusione vada in porto. Perché se da un lato de Villepin sostiene che «è un progetto che raccoglie sempre più buone volontà», dall’altro i sindacati francesi hanno proclamato per oggi uno sciopero contro la privatizzazione di Gaz de France nella speranza che possa risultare «decisivo» nel bloccare il progetto di fusione, che appare oggettivamente sempre più in difficoltà. Ma va anche detto che i sindacati di Suez temono i contraccolpi di un eventuale successo Enel che dividerebbe la società in due, tenendosi l’energia e mettendo sul mercato i settori ambiente e servizi.
E se la fusione non dovesse andare a buon fine, come ormai sembra piuttosto probabile? Il presidente di Suez, Gerard Mestrallet, ha detto che se il progetto non sarà avviato «in maniera irreversibile» entro l’estate, «mi vedrò costretto a tornare in cda per chiedere di trovare altre soluzioni» (tradotto: un altro alleato), e comunque «non ci sono scenari alternativi come le partecipazioni incrociate o un piano nel quale lo Stato restasse maggioritario», nazionalizzando di fatto Suez. E a questo punto Villepin cadrebbe dalla padella Enel alla brace del controllo pubblico. E ieri il presidente di Gaz de France, Jean François Cirelli, ha detto che un’intesa con Enel si potrà trovare dopo la fusione con Suez. Se si farà.