L’Ue: l’Italia ha sette attenuanti nello sforamento del deficit-Pil

«Il 3,2% non causato dalla recessione» Il voto dell’Ecofin arriverà il 12 luglio

da Roma

L’Italia non evita la procedura Ue per deficit eccessivo perché lo sforamento della soglia del 3% è giudicato non temporaneo, ma si vede riconosciute sette attenuanti. A queste conclusione è giunto ieri il Comitato economico e finanziario (Cef) Ue, che in un documento di sei pagine cita tra gli sforzi compiuti dal nostro Paese per contenere il disavanzo la riforma del lavoro, il decreto per la competitività, la riforma delle pensioni, la correzione strutturale dello 0,8% del deficit, la manovrina del luglio 2004 che ha migliorato l'avanzo primario, il fatto che il deterioramento dei conti è cominciato nel 2000, e il decreto taglia-spese che limita gli aumenti al 2%.
A questo punto, il ruolino di marcia prevede che la Commissione, il 29 giugno, adotti il parere del Cef, organismo composto dagli sherpa dei 25 ministri finanziari, secondo il quale «lo sforamento del limite del 3% (3,2%) nel rapporto deficit-Pil 2003 e 2004 da parte dell’Italia «non è eccezionale e temporaneo», come richiesto dal nuovo Patto di stabilità per giustificare il miglior trattamento dei Paesi in deficit eccessivo. La decisione definitiva sarà presa però soltanto il 12 luglio dall’Ecofin.
Pur rilevando attenuanti per l’andamento dei conti pubblici in Italia - ad esempio la crescita economica molto bassa, anche se non negativa - il parere del Cef è favorevole alla procedura. In sostanza, «il deficit non è stato causato da una grave recessione economica, anche se il peggioramento del disavanzo è in parte risultato da un lungo periodo di bassa crescita». Inoltre, il Comitato non ritiene che Eurostat abbia cambiato «in corsa» le regole contabili, ma che semplicemente l’Italia si sia dovuta adeguare alle norme europee: i deficit 2003 e 2004 hanno superato di poco la soglia del 3% soltanto a causa della nuova contabilizzazione di alcune poste di bilancio. Il caso Italia è il primo che viene esaminato alla luce delle nuove norme del Patto di stabilità introdotte nel marzo scorso dal Consiglio europeo.