L’Ue lancia l’allarme su debito e previdenza Unione in imbarazzo

Almunia: "Sulle pensioni attuate le riforme già in vigore: deficit da ridurre". Prodi ostaggio della sinistra: "Aumenteremo quelle più basse"

Roma - Ancora una volta l’Italia deve tranquillizzare i partner europei, preoccupati per l’instabilità politica del nostro Paese. Stavolta tocca a Tommaso Padoa-Schioppa rassicurare i ministri finanziari dell’Ue, riuniti a Bruxelles, con le solite parole d’ordine: «Manterremo in maniera rigorosa gli impegni che sono nella legislazione italiana, prima ancora che in una richiesta dell’Unione». Nessun dettaglio però sulle pensioni, su cui la Commissione insiste. Né altri lumi giungono dal Senato, dove Romano Prodi parla soltanto di «aumentare le pensioni più basse».
«Ci sentiamo impegnati per garantire la tenuta finanziaria del sistema previdenziale - spiega Prodi - e per ottenere risparmi non indietreggeremo di fronte a scelte non facili, come l’unificazione degli enti previdenziali». Insomma, il rigore di Padoa-Schioppa si estrinseca nella creazione del «Super Inps». Non è questo che la Commissione europea chiede all’Italia.
Lunedì, alla riunione dell’Eurogruppo, il commissario all’Economia Joaquin Almunia ha ribadito la richiesta all’Italia di «attuare pienamente le riforme previdenziali già in vigore». La frase di Almunia ha un significato preciso: fra le riforme «già in vigore» c’è infatti anche lo scalone approvato dal governo Berlusconi. Prodi non solo non intende attuarlo, ma ha promesso di cancellarlo. E allora, si chiede la Commissione, dove trova il governo italiano i 9 miliardi di risparmi che lo scalone, a regime, avrebbe garantito? Padoa-Schioppa, su questi punti, non parla. Tace sull’aumento dell’età pensionabile, tace sui coefficienti di rivalutazione la cui revisione è prevista dalla riforma Dini. Insomma tace su tutto. Anzi, rimprovera chi ha passato a Repubblica le anticipazioni sul piano del governo, provocando la reazione ostile dei sindacati e di gran parte della sinistra radicale: è stata, dice, un’imprudenza.
«Quello delle pensioni - osserva il ministro dell’Economia - è un tema troppo serio per essere affrontato con dichiarazioni estemporanee. Le anticipazioni di stampa rappresentano «pericolosi fuochi d’artificio che, se maneggiati in maniera imprudente, possono provocare morti e feriti. Bisogna stare attenti che questo non accada con le pensioni - aggiunge - dato che siamo alla vigilia di un negoziato, e serve il massimo sforzo di riservatezza». In generale, Padoa-Schioppa si limita a dire che «serve un sistema previdenziale socialmente soddisfacente e finanziariamente sostenibile». In Italia, «si trattano male i giovani ed esistono pensioni troppo basse. Ma se manca la sostenibilità finanziaria - precisa il ministro - anche quella sociale è una falsa promessa». Insomma, il solito colpo al cerchio ed alla botte.
Ai ministri finanziari europei, che chiedono chiarimenti su una crisi politica giunta dopo pochi mesi di attività, Padoa-Schioppa assicura: il programma del governo Prodi andrà avanti, «il percorso non sarà modificato», gli impegni saranno mantenuti «in maniera rigorosa». Il ministro dell’Economia conferma che il disavanzo pubblico 2007 toccherà il 2,8% del Pil, «e forse andrà anche meglio». Quanto all’economia, osserva che «è presto per dire che siamo di fronte a un consolidamento strutturale della crescita, anche se ci sono segnali che fanno ben sperare». Molto più netto Almunia che, rivolgendosi a tutti i Paesi con i conti ancora in disordine, afferma: «Sarebbe un delitto non sfruttare la congiuntura positiva per ridurre deficit e debito: siamo di fronte a uno dei momenti più favorevoli degli ultimi anni, non possiamo perdere una simile occasione». Per quanto riguarda l’Italia, Almunia fa capire che non ci saranno sconti, la riforma previdenziale dev’essere attuata completamente, e se si cancella lo «scalone» è necessario trovare risparmi di spesa previdenziale per mantenere la sostenibilità futura del sistema. Forche caudine non da poco per una maggioranza risicata, esposta alle pressioni della sinistra estrema e dei sindacati.