L’Ue non accusa via Nazionale, ma la legge bancaria del ’93

La Commissione europea: le norme sulla vigilanza possono sfavorire gli istituti stranieri. Montezemolo: «Fazio ha sbagliato, doveva dimettersi»

da Roma

La Commissione Ue ha avviato la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia relativa «all’acquisizione di partecipazioni azionarie in istituti bancari». La mossa era ampiamente attesa, ma, a differenza delle previsioni, ha preso di mira tanto la presunta ostilità di Bankitalia all’offerta pubblica di scambio della spagnola Banco Bilbao su Bnl quanto gli ostacoli creati alla scalata degli olandesi di Abn Amro sulla Banca Antonveneta. «Queste operazioni - ha sottolineato la Commissione - hanno richiamato l’attenzione pubblica sul modo nel quale le autorità italiane di supervisione si comportano nei confronti di acquisizioni di quote di istituti nazionali da parte di altre banche europee».
Il provvedimento si sostanzia nell’invio di una richiesta formale di spiegazioni sulla legislazione nazionale. Sul banco degli imputati, in particolare, sono finiti il Testo unico bancario del 1993 e le Istruzioni di vigilanza per le banche. Secondo l’esecutivo di Bruxelles, il quadro normativo attuale potrebbe consentire che «l’esercizio dell’autorità di vigilanza manchi di trasparenza creando incertezza legale». Il rischio, sottolinea la Commissione, è che la legislazione «agisca da disincentivo per gli investimenti di altri Stati membri nel settore bancario italiano», in violazione dell’articolo 56 (libera circolazione dei capitali) e dell’articolo 43 (diritto di stabilirsi in uno Stato membro) del Trattato Ue.
L’Italia ha adesso a disposizione due mesi di tempo per rispondere ai rilievi formali di Bruxelles. Se le risposte non saranno ritenute soddisfacenti, l’esecutivo Ue potrebbe alzare i toni richiedendo un parere motivato. Anche in questo caso ci saranno 60 giorni di tempo a disposizione, ma se la Commissione dovesse ritenere ancora insoddisfacenti le argomentazioni italiane, potrebbe deferire la questione alla Corte di giustizia Ue. In questo caso se l’infrazione venisse accertata, il nostro Paese potrebbe trovarsi dinanzi a un bivio: modificare la legislazione o accettare una sanzione pecuniaria.
L’iniziativa, sostenuta dal commissario al Mercato interno, Charlie McCreevy, va comunque al di là di quanto testimoniato dalla stessa Bce la quale aveva riconosciuto che, in materia di Opa bancarie, è la stessa normativa italiana a consentire a Bankitalia «ampia discrezionalità» e a quelle stesse norme il governatore Antonio Fazio si era attenuto nel valutare i casi Antonveneta e Bnl. Fonti vicine a Via Nazionale hanno, tuttavia, fatto rilevare che «le osservazioni della Commissione Ue attengono ad alcuni ben delimitati aspetti della normativa relativa alla definizione di controllo» e che «nessuna osservazione è stata mossa circa i comportamenti della Vigilanza». Nel ricordare che la procedura si svilupperà con una comunicazione al governo italiano, Bankitalia ha inoltre fatto sapere che «contribuirà per la parte di sua competenza e per quanto necessario alla tempestiva ed efficace definizione della materia». Di diverso parere il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Le dimissioni di Fazio, secondo il numero uno degli industriali, «avrebbero rasserenato gli animi e avrebbero contribuito a non creare, di fronte a una delle più grandi istituzioni internazionali come Bankitalia, così tanto sconcerto». Nel corso delle Opa estive, ha concluso Montezemolo, «sono state calpestate regole».