L’Ue non criminalizza la caccia

Pare che, finalmente, essere un Paese membro dell’Ue in tema di caccia non ci porterà ingiustificati svantaggi, perlomeno non immediati. È infatti ufficiale la posizione adottata in Inghilterra dai ministri della Salute dell’Unione, con il supporto di un apposito gruppo di lavoro tecnico sull’attività venatoria, secondo la quale nessun provvedimento deve essere adottato nei confronti della caccia in rapporto all’emergenza dell’influenza aviaria.
Come ha affermato il commissario alla Salute dei consumatori Kyprianou, la vigilanza continuerà settimanalmente ma, per ora, non sussistono esigenze di particolari restrizioni. Di più: negli altri Stati membri questa diatriba, che tanto fumo ha sollevato da noi, non è nemmeno nata.
Bene ha fatto quindi il ministro della Sanità Francesco Storace, come da sue dichiarazioni più volte reiterate nelle ultime settimane, a rimettersi alle decisioni comunitarie, anche perché non possiamo pensare di essere cittadini europei a metà o solamente quando fa comodo a qualcuno.
Una deliberazione che evidentemente è spiaciuta a non pochi strumentalizzatori: basti leggere molti quotidiani in questi giorni, per constatare come nessuno riporti nei titoli la notizia che non ci sarà lo stop alla caccia, mentre nei giorni scorsi tale possibile stop campeggiava in modo ben visibile su quasi tutte le prime pagine.
L’incapacità di fare informazione in maniera imparziale, comune a molti media nazionali televisivi e della carta stampata, si palesa come non mai proprio in tema venatorio: e sono poi gli stessi media che invocano la libertà dell’informazione.Ma se sono i primi a non praticarla, ostracizzando ogni voce proveniente dai cacciatori?
Per fortuna altri quotidiani sono molto più vicini alla gente comune e al suo sentire, dando spazio anche alle posizioni e alle valutazioni del mondo venatorio e poi ognuno faccia le sue scelte.
Noi cacciatori siamo abituati alla concretezza, in questo caso alle prove scientifiche, senza le quali adottare decisioni sulla base dell’emotività o, peggio, dell’ideologia, sarebbe stato a dir poco irresponsabile. Irresponsabilità che lasciamo volentieri agli animalisti, che non fanno differenza tra un germano e un uomo.