L’Ue non vuole più chiamare terroristi i terroristi islamici

da Milano

Terrorismo islamico? No, meglio non dirlo, non scriverlo, non utilizzarlo. Jihad? Be’, anche qui serve cautela. Fondamentalista? No, no. Andiamoci piano. La pusillanime Unione europea adesso vuol rivedere il suo linguaggio per non urtare la sensibilità dei musulmani. E quindi a Bruxelles ci si sta spaccando la testa per riuscire a descrivere i terroristi senza definirli terroristi. L’obiettivo è mettere a punto un «lessico» per la comunicazione capace di mandare un messaggio chiaro al grande pubblico: non c'è niente nella religione che giustifichi atti come l’11 settembre o gli attentati di Madrid e Londra.
Un lessico, questo, che fisserebbe le linee guida per i funzionari e i politici Ue, in modo da evitare di peggiorare situazioni potenzialmente esplosive, come quella seguita alla pubblicazione delle vignette islamiche da parte di un quotidiano danese.
«Non useremo di sicuro il termine “terrorismo islamico” - ha dichiarato una fonte Ue che ha preferito mantenere l’anonimato -. Parliamo invece di “terroristi che invocano l’Islam in modo oltraggioso”». Tra gli altri termini sotto esame, ci sono «islamista», «fondamentalista» e «jihad». Quest'ultimo, in particolare, viene spesso utilizzato dall’organizzazione Al Qaida e alcuni altri gruppi in riferimento a una guerra contro gli infedeli, anche se per la maggior parte dei musulmani indica uno sforzo spirituale e non ha quindi una connotazione negativa.
Un primo documento della presidenza austriaca di turno dell’Ue su questo tema dovrebbe essere adottato dai Venticinque il prossimo giugno. L’Unione europea ha deciso di muoversi così in una sorta di campo minato, caratterizzato da temi supersensibili, come l’accusa dei critici dell’Islam, secondo i quali si tratta di una religione intrinsecamente violenta.
Tuttavia, non affrontare il problema potrebbe essere più rischioso.
Le caricature del Profeta Maometto pubblicate dal giornale danese (tra cui una che lo ritraeva con una bomba nel turbante), sono state ritenute blasfeme in alcuni Paesi musulmani ed hanno provocato violente proteste con numerose vittime.
Per questo, sottolineano fonti comunitarie, l’attenta scelta delle parole serve a «non cadere nella trappola» e finire per offendere i cittadini. «Non si può usare una terminologia che potrebbe peggiorare il problema - si spiega -. Questo è un tentativo di capire le sensibilità sottintese nell’uso di un certo linguaggio».
Sembra destinato a scomparire, quindi, il termine «terrorismo islamico». Secondo l’avvocato musulmano Omar Faruk, «quelle parole non possono stare una accanto all’altra». L’Islam, rilevano le fonti, «è contro ogni forma di terrorismo. La stessa parola Islam significa pace», ma la diffusione di questa espressione «crea una cultura in cui il terrorismo viene identificato con l’Islam».