L’Ue stacca la spina al decoder: bocciati gli aiuti

da Milano

Gli incentivi per l’acquisto dei decoder digitali sono «illegali» e «incompatibili con le regole comunitarie sugli aiuti di Stato»: Bruxelles, come previsto, boccia il governo italiano, e ordina che i 220 milioni di euro erogati tra il 2004 e il 2005 siano rimborsati «dalle emittenti che ne hanno maggiormente tratto benefici». Ossia Rai, Mediaset, La7 (gruppo Telecom) e Fastweb. La Borsa ha reagito subito: in una giornata dal tono moderatamente positivo, Telecom Italia Media e Mediaset hanno perso rispettivamente lo 0,4% e lo 0,8%.
Il gruppo del Biscione annuncia ricorsi in tutte le sedi contro la decisione «destituita di ogni fondamento», scrive in un comunicato, della commissione europea: i contributi, sostiene Mediaset, non hanno avuto alcun beneficio sul conto economico della società, «a cui non può quindi essere richiesta alcuna restituzione», ma solo per i consumatori. Inoltre, la decisione di Bruxelles «costituisce un vantaggio competitivo per la piattaforma satellitare che opera in Italia in regime di monopolio».
Il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes, infatti, ha dato ragione alle tv satellitari, capeggiate da Sky, che con la loro denuncia avevano dato il via all’inchiesta: proprio perché esclude la tecnologia satellitare, sostiene Bruxelles, il contributo per il digitale terrestre non è «neutrale dal punto di vista tecnologico». Unica eccezione ammessa, gli aiuti concessi nel 2006 per l’acquisto dei decoder in Valle d’Aosta e in Sardegna, giudicati «accettabili» perché considerati finanziamenti per lo sviluppo di una rete di trasmissioni in regioni in cui la copertura televisiva è insufficiente, senza distinzioni fra le diverse piattaforme di trasmissione.
«La commissione Ue - ha spiegato la Kroes - è sempre impegnata ad aiutare la transazione alla televisione digitale e alla interattività. Ma gli aiuti pubblici destinati a raggiungere questi obiettivi possono essere concessi solo nel rispetto delle regole comunitarie sugli aiuti di Stato. Al contrario, non siamo disposti ad accettarli se falsano indebitamente la concorrenza tra le piattaforme di trasmissione». Comunque, a Bruxelles non tutti sono d’accordo. Il vicepresidente della stessa commissione europea, Franco Frattini, ha fatto mettere a verbale le sue perplessità sulla decisione presa. E gli eurodeputati di Forza Italia, Antonio Tajani e Mario Mauro, denunciano che «l’unico risultato è quello di danneggiare aziende e consumatori».
La palla ora passa al governo, a cui spetta decidere forma ed entità con cui verranno erogati i rimborsi. «Quella di Bruxelles è una decisione attesa - ha commentato il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni - ora bisogna cambiare rotta e rimettere sui binari giusti la transizione al digitale».