L’Ugl è il primo sindacato con il segretario donna

da Roma

L’Ugl, il sindacato tradizionalmente vicino all'area di centro-destra è il primo a darsi una leader donna, la 43enne Renata Polverini proclamata segretario generale dal congresso svoltosi all'Eur. Una svolta sancita dalla presenza sul palco per la prima volta nella storia - dei leader di Cgil, Cisl e Uil, ovvero di quella «triplice» che aveva snobbato il sindacato sino a poco tempo fa dai tavoli di confronto e offre invece oggi nuova apertura dopo aver lavorato a fianco nelle difficili vertenze Alitalia e Fiat. Ma è anche vero che il tempo della «triplice» - osserva dal palco il leader della Cisl Savino Pezzotta (che ha confermato oggi la sua dedizione all'organizzazione e l'intenzione di pensare alla politica solo a fine mandato) - è ormai finito e il termine anzi «va abolito». Non piace a Pezzotta neppure il termine «sdoganamento» con cui parte della stampa ha inquadrato la partecipazione al congresso Ugl dei leader di Cgil Cisl e Uil. «Siamo qui - sottolinea - in virtù dei rapporti stabiliti nel frattempo con percorsi comuni di lavoro, contatti e conclusioni di accordi realizzati insieme» e perchè la Cisl «sostiene da sempre il pluralismo sindacale, mentre la bipolarizzazione del sindacato è un errore». La Polverini, prima donna segretario di un’organizzazione sindacale, spiega che «è un primato di cui possiamo vantarci, apre una nuova era nel mondo sindacale - osserva la battagliera Polverini, in elegante tailleur gessato nero, nel suo discorso post-investitura - ringraziando tutti quanti hanno creduto in lei e sostenuto la sua battaglia per un nuovo statuto. Uno strumento più democratico - osserva Polverini - che ci consentirà di impegnarci meglio nelle nuove sfide che ci attendono». «La nostra confederazione è sempre più grande e sempre più autonoma e non farà sconti a nessuno» ribadisce la Polverini, che non manca di sottolineare la sua soddisfazione per l'avvio del percorso di avvicinamento con Cgil-Cisl e Uil pur riconoscendo «che di strada ancora ce n'è da fare».