L’Ulivo acclama il nuovo leader: il comico Crozza

Applausi scroscianti per la canzone su Zapatero. Ma quando parlano i big l’entusiasmo si spegne

da Roma

Zapaterooooo, Zapateràààà. Fermi tutti, immaginatevi la scena. In prima fila c’è Ciriaco De Mita. A poche poltrone di distanza Paola Binetti, la musa ratzingeriana che ha presieduto il Comitato contro il referendum sulla procreazione assistita. E poi c’è Francesco Rutelli, che cesella il suo discorso alla torna-a-casa Lassie, dove spiega che lui è dal 1993 che si batte per il partito democratico. Meraviglioso: se solo riuscisse a convincere Romano Prodi. Insomma, in prima fila c’è quel pezzo di Unione che mena vanto di lottare contro la sinistra radicale e l’intervento che fa venire giù il Palalottomatica qual è? Quello grigissimo del leader dei Ds Piero Fassino di cui nessuno all’uscita riesce a ricordare una parola? Quello del leader della Margherita, che vorrebbe (ri)mettere nel Pantheon l’eredità democristiana di Luigi Sturzo, citato come un oracolo? Macché: il Palalottomatica viene letteralmente giù per il terremoto creato dall’eroe di Rockpolitik Maurizio Crozza, per le sue scudisciate feroci contro la Dc, per le sue invettive contro il proporzionale taroccato dai partiti (in primo luogo da quelli presenti in sala) dal suo amarcord gridato, cantato musicato, che chiude la convention invocando il ritorno delle tre cose preferisce: «Rivoglio i miei trent’anni/la spuma ginger/rivoglio Beee-rlinguer!».
Ovvio che con queste distonie e queste premesse si cominci a ridere subito quando Romano Prodi gli chiede «Canti Zapatero?» e lui risponde con terribile sincerità: ««Ti vuoi fare del male così?». Ovviamente ha ragione Crozza. Perché in questo botta e risposta c’è tutta l’ambiguità della sera e - a ben vedere - tutto il dilemma dell’Ulivo. Che per raccogliere e tenere insieme i militanti sempre più perplessi deve ricorrere all’additivo della comicità corsara e alla risorsa dello Zapaterismo virtuale («Stavolta voto Rosa nel pugno!» era la minaccia che rieccheggiava nei capannelli di militanti diessini) e poi per compensare i suoi equilibri di potere e rincorrere la Chiesa ricorre ad additivi pseudo-«ruiniani». Certo mentre la sala veniva giù per Zapatero-Zapatera era davvero uno spettacolo ammirare l’espressione quasi esterrefatta di un noto zapaterista come Domenico Fisichella, appena traslocato dalla guerra contro il Gay village alla prima fila della Margherita (e della sala di ieri). E ti veniva un dubbio quando sentivi che il vecchio Leopoldo Elia - dico, il democristianissimo Leopoldo Elia, mica quel disobbediente incallito di Francesco Caruso - faceva spellare le mani al pubblico gridando invettive contro i furbetti del quartierino: «Dobbiamo essere contro gli immobiliaristi che campano distruggendo le case comprate dai lavoratori!». Ha più passione questo settantenne della prima repubblica che il leader dello stato maggiore ulivista.
Ed era meraviglioso sentire il gelo che calava sulla componente centrista della coalizione, sui rutelliani tutti, quando la repubblicana Luciana Sbarbati partiva all’assalto della Rosa nel pugno: dapprima la applaudono tutti, pensando che faccia le pulci all’odiato Pannella (ormai i dirigenti della Margherita lo vedono come Belzebù) e poi scoprono inorriditi che la attacca per rivendicare al suo partito la giustezza «delle battaglie sul divorzio e sull’aborto».
Il paradosso dell’Unione, che al Palalottomatica diventava quasi plastico era ed è questo: tutto quello che è minoritario nel gruppo dirigente è maggioritario fra i suoi elettori e viceversa.
Ovvio che tutto questo diventi visibile quando inizia a risuonare il brano forgiato sulle note degli Gipsy King molto pungente nei confronti del centrosinistra. Crozza e la sua band hanno eseguito la canzone al termine di uno sketch esilarante che ha coinvolto tutta la platea della kermesse dell’Ulivo, compreso (per quanto possa sembrare incredibile) il segretario dei Ds che quasi si fa trascinare, e che poi smette di dondolarsi sulla sedia al ritmo delle note musicali solo quando si accorge di essere ripreso dalle telecamere e visibile a tutti sui maxischermi.
Battute per la destra e anche per la sinistra. Nella performance di Maurizio Crozza ce n’è per tutti. Il comico comincia dal programma dell’Unione: «Ho letto l’inizio ma come va a finire? Si sposano? Luxuria e Mastella si sposano?». E dal paragone con i Promessi sposi passa poi all’idea della «vera democrazia che significa dar voce a tutti». A proposito: «Fichissima l’idea di Cossutta di agganciare l’euro al rublo...». Ce n’è per la Cdl: «Silvio è stato bravo - dice Crozza - ha fatto un programma di 20 pagine perché così in questi mesi prima del voto anche Bondi riesce a leggerlo. Sapete... lui legge piano, è un po’ strano, dopo un po’ gli cala la concentrazione e guarda le figure». Ma per Crozza «anche Fini è un tipo strano: ha voluto una legge che equipara le droghe leggere alle pesanti e poi ha ammesso di aver fumato uno spinello».
Così alla fine, pensi che in questo tentativo dell’Unione di ricorrere all’aiuto dei comici per risolvere il deficit di passioni ci sia una grande debolezza. Perché è dura vincere mettendo in campo la Guzzanti e Crozza, e sulle liste i burocrati di partito.