«Ma l’Ulivo l’ho inventato io, loro hanno solo copiato»

Simboli, nomi, svolte. In politica, si sa, ci vuole fantasia. «E invece i politici copiano, creda a me: l’Ulivo l’ho inventato io, loro me lo hanno rubato». Classe 1938, Luigi Arecco da Castelletto d’Orba son dieci anni che prova a far giustizia di quel simbolo «che ho depositato io per primo» e che poi, lamenta, «è stato scopiazzato da tutti». Correva l’anno 1993, in una fredda giornata di dicembre Arecco decise di fondare un movimento, il «Movimento della rinascita d’Italia», che spazzasse via la prima Repubblica. Per questo, nel simbolo, regolarmente depositato nel gennaio 1994 all’ufficio elettorale della Prefettura di Alessandria, disegnò un cerchio di stelle che racchiudeva sullo sfondo la bandiera d’Italia, sopra una colomba con nel becco un ramoscello d’ulivo, sotto un uomo e un bambino a far falò dei vecchi partiti, Dc, Psi, Psdi, Pci, Msi, Pli, Lega. «Passò un anno e mi ritrovai con Lamberto Dini che inventava il Rinnovamento italiano, nome fin troppo simile a quello del mio movimento. E poi venne l’Ulivo, con un richiamo davvero identico al mio simbolo». Arecco estrae un plico ingiallito lungo dieci anni di esposti e denunce: «partiti vuoti di fantasia e credo politico si appropriano di simboli puliti di altri». Non avrà giustizia, però, né potrebbe averla. Insomma, le coincidenze ci saranno pure, ma di plagio davvero non si può parlare, non fosse altro che qualcuno s’è preso le stelle d’Europa e qualcun altro la colomba e l’ulivo, ma vallo a dimostrare che «hanno copiato». Così, lui ha provato a farsi restituire il simbolo ma non c’è riuscito, i magistrati hanno sempre dovuto archiviare perché «si appalesa obiettivamente infondata la notizia di reato». Peccato, ecco: l’Ulivo di Arecco si proponeva come «grido di cambiamento, di stacco dal passato». Ma alla storia della politica italiana è passato l’Ulivo di Prodi.