L’Ulivo mette in lista anche i soprannomi

(...) Come sulla settimana enigmistica, cambia la vocale e trovi il candidato. Così Giorgio Guerello è Giorgio Guerello solo per l’anagrafe: per gli amici, per tutti, è «Guarello». Basta prendere due nomi noti della politica genovese, per scoprire che nomignolo veniva dato loro fin dall’asilo. Dall’asilo alle schede elettorali. Perché l’Ulivo, che sabato ha presentato la sua lista dei 50 candidati al consiglio comunale, è preciso. Oltre a nomi, cognomi, luoghi e date di nascita come prescritto dalla legge, fa mettere sulle liste anche i soprannomi dei suoi candidati. Pignoleria? Non solo. Anzi, per niente. È tutto tranne che pignoleria da perfezionisti. In realtà la legge consente di accettare come valide anche le preferenze scritte dagli elettori che indicano i candidati con il loro soprannome più comune. A patto, ovviamente, che questo sia dichiarato prima. Se un elettore indica il solo soprannome, questo è da considerarsi valido al pari del vero cognome. Una scappatoia che a volte serve per risolvere casi di omonimia.
Per restare all’esempio di prima, se un elettore scriverà Gustavino o Guastavino sulla scheda sarà la stessa cosa. Sembra una sottigliezza, tanto più se si considera che la legge elettorale è molto chiara nel suggerire allo scrutatore di mettere davanti a ogni valutazione la «chiara intenzione» dell’elettore. Non sarebbe, in teoria, un piccolo errorino di ortografia a compromettere la validità del voto. Tutto ciò in teoria. Perché in realtà dire Gustavino e Guastavino non è la stessa cosa. Non significa votare la stessa persona. Un Gustavino, che di nome fa Claudio, esiste. È stato consigliere comunale e capogruppo della Margherita fino a due anni fa. Oggi è capogruppo, dell’Ulivo, in Regione. Mentre Emanuele Guastavino è un altro. È presidente del consiglio comunale di Genova uscente. Per una differenza, pur se oggi ormai demodé, è anche un diessino. Insomma, se un elettore scrive Gustavino non vuole votare per Guastavino. Eppure, per fare il pieno di preferenze, per raccogliere anche quelli che credono di votare per un altro, l’Ulivo è pronto a garantire che per la gente di strada Emanuele Guastavino, in realtà, è conosciuto come Gustavino. Con questo trucchetto, nessuna scheda andrà perduta.
Stessa cosa per l’assessore allo Sport della giunta Pericu. È Guerello, ma è «detto Guarello». O per un suo collega: dopo cinque anni, c’è ancora chi non sa come si chiami l’assessore alla Città Solidale. È Paolo Veardo, ma chissà quanti lo chiamano «Verardo». Meglio non correre rischi e affibbiargli anche questo soprannome anti-annullamento. In lista, con l’Ulivo, di candidati col nomignolo ufficializzato, ce ne sono altri tre. E per uno di loro, la premura dei responsabili organizzativi dell’Ulivo sembra davvero esagerata. Giorgio Jester infatti risulta altrimenti noto come «Iester». La «I» al posto della «J» ben difficilmente potrebbe essere motivo di nullità su una scheda, oltreché poco agevole da scorgere nella calligrafia non certo sempre perfetta degli elettori. Ma tant’è, meglio essere previdenti.
Gli ultimi due casi riguardano due diminutivi. Alfredo Campa è «detto Edo». Quindi se qualcuno scriverà solo «Edo» sulla scheda, chiaramente intenderà dare il voto a Campa, e non a un qualsiasi Edoardo, che pure nella liste dell’Ulivo non compare. Gli scrutatori che troveranno una scheda con scritto «Giampi» invece non possono non sapere che si tratta di un voto inequivocabilmente espresso per Gianpaolo Malatesta. Un appunto a chi ha compilato la griglia con i nomi dei candidati dell’Ulivo va però fatto. Perché c’è il serio rischio che, conoscendoli tutti per nome o addirittura per soprannome, qualche genovese decida di votare per Isabella. Isabella, chi? Cazzoli, Di Grumo o Russo? Questo sì, che sarebbe stato un equivoco da chiarire. Ma avrebbero dovuto inventarsi tre soprannomi diversi per le loro Isabella, e se uno dei tre fosse stato «Bella», beh, forse la lista dell’Ulivo avrebbero dovuto ancora presentarla oggi.