L’Ulivo in Parlamento prigioniero di 100 estremisti

Polemica tra Riformatori liberali e Rosa nel Pugno

Laura Cesaretti

da Roma

Promette «riforme radicali», il candidato premier dell’Unione Romano Prodi. Ma se vincerà le elezioni del 9 aprile, per realizzarle si troverà a fare in conti con una maggioranza nella quale la presenza della sinistra massimalista sarà assai più nutrita di quella che già mise in affanno il suo primo governo, nel lontano biennio ’96-’98.
Il calcolo lo ha fatto Peppino Calderisi, coordinatore dei Riformatori Liberali-Radicali: «La coalizione di centrosinistra sarà condizionata in modo determinante dalla presenza di oltre 100 deputati che si richiamano esplicitamente al comunismo o fanno comunque parte della cosiddetta sinistra antagonista, anti-americana e anti-mercato. Il conto è presto fatto: 45-50 deputati di Rifondazione (erano 34 nel ’96, ma comprendevano anche i futuri scissionisti del Pdci, ndr), 25-30 tra Comunisti italiani e Verdi no-global (erano 14 nel ’96, ndr), 25-30 del Correntone ds».
Calderisi, assieme a Benedetto Della Vedova e Marco Taradash, fa parte della pattuglia di ex radicali che invece di seguire Marco Pannella nell’Unione si sono alleati con la Cdl di Silvio Berlusconi, e saranno probabilmente candidati con Forza Italia. E infatti la sua polemica si indirizza innanzitutto contro gli ex compagni: «Pannella ed Emma Bonino vorrebbero costituire il lievito liberale e modernizzatore del centrosinistra prodiano, e polemizzano con i ds, con Diliberto e con Bertinotti. Ma invece ogni voto dato alla Rosa nel pugno dei radicali e dello Sdi è innanzitutto un voto per l’Unione, che contribuirà alla sua vittoria. E se anche toglieranno qualche seggio ai Ds, com’è possibile, rischiano di ridarglielo con gli interessi grazie al premio di maggioranza, che verrà spalmato proporzionalmente su tutti i partiti». Insomma, dicono i Riformatori liberali, «più voti per Pannella, più seggi per Fassino, Bertinotti e persino Diliberto».
Il segretario di Radicali italiani, Daniele Capezzone, non raccoglie la polemica: «Non sento l’esigenza di litigare con l’amico Calderisi su quale coalizione abbia il maggior numero di impresentabili: se cominciamo a rinfacciarci i Diliberto e i Calderoli non la finiamo più. Faccio invece ai Riformatori liberali gli auguri più sinceri. Sperando che sappiano suscitare nel centrodestra almeno la metà delle contraddizioni liberali che noi stiamo destando nel centrosinistra».
Pannella intanto avverte Prodi che secondo alcuni sondaggi, «il 20% dei voti potenziali della Rosa nel pugno arrivano dal centrodestra», un «valore aggiunto» che potrebbe essere significativo ai fini del risultato delle elezioni di aprile. Ma Berlusconi si sta dando da fare per «recuperare il massimo di elettorato liberale, laico, radicale e socialista. Prodi, Fassino e Rutelli rischiano di rendersene conto troppo tardi». E sottolinea: «C'è solo un motivo per preferire Prodi a Berlusconi: nell’Unione ci siamo noi a portare un discorso alternativo alla partitocrazia». Dall’altra parte, invece, «ci sono solo delle persone che servono il sovrano in cambio di un piatto di lenticchie». Replica polemico Calderisi: «La lotta alla partitocrazia si fa con i poteri forti, che guarda caso oggi - Corriere della Sera in testa - portano in palmo di mano Pannella e la sua Rosa nel pugno? Prodi è andato al congresso Cgil a dire che condivide le loro ricette: cioè l’abolizione della legge Biagi? Con questo centrosinistra non si farà alcuna modernizzazione del Paese».