L’Ulivo torna nel 2008 ma fuori dal Pse

da Roma

È attorno a queste 15 pagine che dovrebbe nascere il Partito Democratico. Entro il 2008, in modo da poter presentare le prime liste del nuovo partito alle europee del 2009. È nato il manifesto del nuovo partito della sinistra che verrà costituito sulla base del principio «una testa, un voto», e ognuno per iscriversi dovrà sottoscrivere il manifesto di fondazione e pagare una quota. Preparato da 15 saggi della Margherita e dei Ds, da Luciano Violante a Sergio Mattarella, da Rita Borsellino a Liliana Cavani, ieri è stato messo in circolazione e soprattutto inviato a Prodi, Rutelli e Fassino perché diano il loro placet. Il dibattito sul manifesto si incrocia con quello sulle tre mozioni pronte per il congresso dei ds di aprile.
Nelle quindici pagine scritte dai saggi dell’Ulivo dopo tre mesi di lavoro, vengono affrontati i punti costitutivi del Partito democratico: per «amare l’Italia», come cita l’incipit del documento, il Pd dovrà essere rappresentato innanzitutto dal 40% minimo di componenti per i due generi e «dovrà essere un soggetto capace di abbattere definitivamente i muri ideologici del Novecento e cominciare a costruire ponti, tra culture politiche e settori della società italiana, tra i generi e le generazioni». E per quanto riguarda uno dei punti più contestati specifica che nella collocazione europea il nuovo partito non potrà essere confinato nel socialismo europeo. Ma bisognerà «rinnovare la politica europea, dando vita, con il Pse e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze». Perché «tutte le tradizionali famiglie politiche del centrosinistra europeo faticano a trovare da sole risposte adeguate». Già pronta, sul Riformista, la risposta di Emanuele Macaluso. Lo storico leader del Pci e oggi dei Diesse spiega che «non aderirà al Partito democratico se il nuovo soggetto politico non apparterrà al socialismo europeo». E sottolinea: «Non in nome di un’appartenenza a una storia, quella della sinistra in cui milito da 66 anni (anche se per me ha un significato e un valore), ma per il ruolo che esso, il socialismo democratico, è chiamato a svolgere in Europa e nel mondo». Attacchi a raffica dalla sinistra Ds: Fulvia Bandoli individua due punti precisi da contestare, innanzitutto che il nuovo partito non aderirà al Partito socialista europeo; secondo che la data di formazione, 2008, fa presupporre che entro l’anno dovranno sciogliersi sia i Ds che la Margherita.
«Cercare di tranquillizzare gli incerti, che sono tanti - ribadisce -, affermando come fa la mozione Fassino che i Ds non si sciolgono dopo il congresso di aprile è solo un modo sbagliato e un po’ veterocomunista di dire agli iscritti metà della verità». Quasi sarcastico il commento di Cesare Salvi, anche lui della sinistra ds, che da sempre ribadisce la necessità di un partito dentro il socialismo europeo: «Non basta più riconciliare post comunisti e post democristiani, proclamando con quindici anni di ritardo la caduta dei muri del Novecento. Ora l'obiettivo è più ambizioso: riconciliare illuminismo e cristianesimo. Dopo il tentativo di Emmanuel Kant, la palla ora passa a Fassino e Rutelli».
Per Salvi c’è un solo dato reale e concreto che emerge dal manifesto: «il nuovo partito si colloca fuori dal Pse. E al riguardo non resta che condividere dalla prima all’ultima parola quello che ha dichiarato una personalità importante della storia della sinistra italiana, Emanuele Macaluso».