L’Ulivo va sulla scheda, ma non in Parlamento

La lista unica dell’Ulivo (ma solo alla Camera) ci sarà, i gruppi unici si vedrà: per ora si parla di «uno strumento parlamentare unitario formato dai nostri gruppi in entrambi i rami del Parlamento, assicurato dalla revisione dei regolamenti parlamentari». La Margherita ha concluso con un voto unanime e una elaborata mediazione la propria Assemblea federale, rivedendo la linea decisa cinque mesi fa, quando si era votato (con la strenua opposizione dei prodiani) il no al listone.
Stavolta Rutelli ha giocato d’anticipo, dopo le primarie e il successone di Prodi, rilanciando l’Ulivo e il traguardo del partito democratico. Ma sia lui che i Ds di Fassino e D’Alema sono decisi a mantenere qualche paletto per arginare la deriva ulivista, e a evitare la fusione in un unico gruppone ulivista che causerebbe una perdita di identità, autonomia dei rispettivi partiti e - last but not least - finanziamenti e posti di rilievo istituzionale (uffici di presidenza dei gruppi, commissione, organi parlamentari). E ieri l’intervista di Prodi alla Repubblica ha contribuito ad alimentare una certa irritazione, dentro la maggioranza rutellian-mariniana: «Ma come - spiegava un dirigente del partito - uno fa un'apertura e Prodi subito rilancia?». Il passaggio più urticante dell’intervista era proprio quello in cui il Professore sollecitava - ottenuto il listone - «la tappa successiva e coerente di una rappresentanza parlamentare unitaria». E nello stesso tempo, però, rassicurava i ds: «Nessuno può pensare che debbano uscire dal Pse, in Europa ognuno si sieda dove vuole». Un contentino a D’Alema, che aveva fatto sapere alla Margherita che «chiederci di uscire dall’Internazionale socialista è un’assurdità, come pretendere che i cattolici democratici diventino musulmani». È stato De Mita a rispondergli per le rime, ieri: «È davvero patetico che D'Alema, che approda all'Internazionale socialista con qualche difficoltà e ritardo, ritenga che questo sia il baluardo del futuro. Se l’idea dei Ds è di farci diventare dei veterosocialisti, io dico di no». Applausi scroscianti. A Prodi si è incaricato di replicare Dario Franceschini: la sua intervista ha suscitato «qualche preoccupazione tra i quadri della Margherita», il suo è un «contributo importante» ma deve essere chiaro che «il futuro ce lo decidiamo noi».