L’ultima aggressione: invito a comparire al premier e al figlio

Inchiesta Mediaset, pur di processare Berlusconi la Procura romana allunga i termini della prescrizione. Con un cavillo. Accuse di frode e apparizione indebita. L'azienda: tutto in regola, noi parte lesa

Tra una settimana l’inchiesta sarebbe spirata ancora prima di nascere, inghiottita nel limbo della prescrizione. Invece ieri la Procura di Roma fa partire l’atto che tiene in vita e scaraventa sulla ribalta politica la nuova indagine a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: la Guardia di finanza notifica al Cavaliere un invito a comparire, per rispondere delle accuse di frode fiscale e appropriazione indebita. In contemporanea, lo stesso invito viene notificato a Milano al secondogenito del premier, Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani convoca entrambi per il prossimo 26 ottobre per essere interrogati nell’ambito della vicenda Mediatrade, ovvero l’inchiesta sull’acquisto da parte del gruppo del Biscione dei diritti per la trasmissione in tivù dei film di Hollywood.
Si tratta di una costola di una indagine di cui già si è molto scritto e parlato: a scavare sul sistema di acquisizione dei diritti tv da parte di Mediaset è infatti da anni il pubblico ministero milanese Fabio De Pasquale, che per queste accuse ha già chiesto due volte il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi. Dei due tronconi già noti, uno è già all’esame del tribunale penale di Milano, mentre per il secondo è in corso l’udienza preliminare. Ma sia il processo che l’udienza preliminare sono stati congelati nel marzo scorso dall’entrata in vigore della legge sul «legittimo impedimento». Ed entrambi i giudici che li stavano celebrando hanno sollevato questione di incostituzionalità della nuova norma.
Sembrava che non dovesse accadere nulla fino a quando - tra un paio di mesi, verosimilmente - la Corte Costituzionale si sarebbe pronunciata sulla validità della legge. Invece ieri l’iniziativa a sorpresa della Procura romana rialza bruscamente la temperatura dei rapporti tra politica e giustizia. Si scopre che Fabio De Pasquale, il Pm milanese, aveva trasmesso a Roma una parte degli atti della sua indagine: si tratta di quelli relativi al biennio 2003-2004, quando una delle società del gruppo Fininvest coinvolte dall’inchiesta (per l’esattezza Rti, la società che controlla direttamente i tre canali televisivi del Biscione) aveva la sua sede a Roma. Per quel biennio, dunque, la competenza è della magistratura della Capitale.
Identiche a quelle contestate nei processi milanesi le accuse contenute nell’invito a comparire. Identico, probabilmente, anche l’elenco degli altri dirigenti Mediaset indagati insieme a Berlusconi padre e figlio: anche se Fedele Confalonieri, presidente del gruppo e indagato a Milano, ieri fa sapere di non avere ricevuto alcun avviso dalla Procura di Roma.
Tutto l’impianto del processo ruota intorno alla presunta gonfiatura dei prezzi versati dal Biscione ai mediatori statunitensi dei diritti per i film. In particolare sarebbero stati sovrafatturati i costi delle pellicole trattate da Frank Agrama, anziano ex regista, che le due Procure definiscono «socio occulto» di Berlusconi. Agrama (che si proclama innocente, e ha chiesto invano che il processo contro di lui proseguisse per arrivare vivo alla sentenza) secondo l’accusa avrebbe poi girato sui conti personali di Berlusconi e dei suoi figli maggiori una parte della differenza di prezzo. Da qui l’accusa di appropriazione indebita e frode fiscale per circa 10 milioni di euro mossa al presidente del Consiglio a Milano, e ora replicata a Roma.
In una nota, Mediaset ricorda di essere parte lesa nel procedimento e afferma che «i diritti cinematografici oggetto dell’inchiesta sono stati acquistati a prezzi di mercato e che tutti i bilanci e le dichiarazioni fiscali della società sono stati redatti nella più rigorosa osservanza dei criteri di trasparenza e delle norme di legge. La documentazione dimostrerà la totale estraneità di Pier Silvio Berlusconi e degli altri dirigenti».