L’ultima battaglia contro il cancro di Laura Dubini

Laura bionica. Si definiva così, Laura Dubini, giornalista del Corriere della Sera, perché nella sua quasi ventennale battaglia contro il cancro - che ha perduto ieri mattina - aveva accettato di tutto, dalle protesi al braccio alle capsule inserite nel fegato. Tutto per continuare a vivere per se stessa e per gli altri, dal momento che aveva deciso di soffrire la sua malattia in pubblico, in modo da fornire non solo una testimonianza ma un’informazione continua. L’Istituto europeo di oncologia di Umberto Veronesi e l’Associazione per la ricerca sul cancro piangono non solo una paziente ma una preziosa collaboratrice. Bella, bruna, elegante, Laura Dubini, che avrebbe compiuto 60 anni in aprile, rappresentava una forma non frequentissima di giornalismo nel quale la competenza e l’ansia della notizia non intaccavano la correttezza nei confronti dei colleghi e l’urbanità dei modi. Dimostrando che è possibile essere eccellenti cronisti - e lei lo era nel campo della moda prima e della musica poi - senza aggressività né maleducazione. Colpita duramente dalla ricomparsa della malattia che pareva sconfitta la prima volta, aveva continuato a lavorare come sempre: servizi da inviata, aerei, nottate. «Quando torno, vado a farmi un tagliando», diceva alludendo all’ennesimo ricovero.
Ci dispiace che Laura si sia arresa perché insieme a lei ci viene a mancare l’ottimismo che lei, malata, sapeva infondere a noi (ancora) sani. Una testimonianza che resta affidata al figlio Stefano, una lezione per tutti. I suoi funerali si svolgono domani alle 14.45 nella chiesa di San Marco a Milano. Il teatro del Maggio musicale fiorentino le dedicherà il concerto di venerdì prossimo.