L’ultima beffa di Monicelli, toscano solo per finta

Uno scherzo da Amici miei. Chissà come se la sta ridendo lassù e sotto i baffetti Mario Monicelli. Proprio lui, il re della toscanità, oltre che della commedia italiana, non era toscano. Ma romano de Roma, dove nacque il 16 maggio 1915. Non era dunque di Viareggio il padre di La grande guerra e dell’Armata Brancaleone, come tutti credevano e come certificavano le biografie più autorevoli. Salta fuori adesso, a un anno dalla scomparsa del grande regista, questa notizia che ha il sapore della beffa. Tipo le tre teste di Modigliani spuntate per miracolo nel Fosso di Livorno nell’estate dell’84: guarda caso, un’altra burla alla toscana.
Sarà bene fare un po’ di chiarezza. Procedendo però coi piedi di piombo. La bomba l’ha gettata Stefano Della Casa, per gli addetti ai lavori Steve, creatore del Torino Film Festival e direttore del RomaFictionFest, insomma uno che nel giro della critica cinematografica conta. Della Casa ha scritto una rivoluzionaria, almeno per la primissima e comunque fondamentale parte, biografia di Monicelli, inserendola nel 75esimo Dizionario Biografico degli Italiani, pubblicato in questi giorni, aprite bene occhi ed orecchi, dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Come dire, per chi non è avvezzo a volare così alto, la Guida Michelin del sapere.
Ecco, parola per parola, quel che proclama Della Casa nella prime righe del suo testo: «Esiste il fondato sospetto di una beffa attorno al luogo della sua nascita: tutte le biografie indicano infatti Viareggio come suo luogo natale, ma in più occasioni il Monicelli ha affermato di non essere nato in quella che ha comunque considerato sua città d’origine, bensì a Roma, nel quartiere Prati. Ad avvalorare la tesi anche altri elementi: il padre (redattore del quotidiano Avanti!, di altri periodici di area socialista e de Il Resto del Carlino, nonché futuro creatore di Penombra, la prima rivista italiana di cinema) abitava a Roma e a Roma il Monicelli frequentò le scuole elementari».
A dar manforte alla tesi della Treccani interviene (perché solo oggi?) il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini. «È vero: Mario Monicelli non è nato fisicamente a Viareggio, non risulta iscritto alla nostra anagrafe». Si può quindi nascere anche «non fisicamente», verrebbe da replicare, ma si rischia di finire nelle sabbie mobili. Anche perché Lunardini precisa: «Da un punto di vista fisico, materiale, Monicelli non nacque a Viareggio ma a Roma; ma amava talmente Viareggio, che considerava questa città il luogo in cui era nata la sua anima, quindi lui stesso». Perbacco, un sindaco poeta.
Allora? E se Della Casa e Lunardini fossero caduti in un diabolico tranello postumo? Pare di sentirlo Monicelli che sghignazza a pieni polmoni con Tognazzi, Noiret, Montagnani, Celi e Del Prete: «Questa è andata, pensiamone un’altra».